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Agostino è uno dei principali esponenti della patristica, ovvero della filosofia dei padri della Chiesa, che raggiunse l’apogeo nel IV secolo d.C.
L’opera più nota della vastissima produzione letteraria agostiniana è “Le Confessiones”.
Il termine confessio è inteso come “proclamazione”, “riconoscimento” e “testimonianza”, intesa sia come ammissione delle proprie colpe, sia come professione della fede cristiana, conquistata dopo un lungo travaglio esistenziale.
L’opera è suddivisa in 13 libri ed è incentrata su tre aspetti fondamentali: confessio peccati, confessio fidei, confessio gloriae. I primi nove sono un racconto autobiografico dedicato alla presenza di Dio nella vita dell’autore, dall’infanzia alla giovinezza: Agostino ripercorre le fasi della sua vita irrequieta attraverso un sincero dialogo con Dio e, ammettendo umilmente le proprie colpe compie una “confessio peccati”.

Nel decimo libro, Agostino, diventato da poco vescovo d’Ippona, esprime la propria disposizione spirituale presente proclama la propria fede, raggiunta dopo un travagliato percorso interiore ed esistenziale (confessio fidei).
Gli ultimi 3 libri costituiscono un’esaltazione della grandezza e della misericordia di Dio attraverso la bellezza del creato (confessio gloriae).
Pertanto, “Le Confessiones” rappresentano tre cose in una: un’autobiografia interiore, in quanto Agostino ripercorre il proprio percorso spirituale che lo ha condotto alla conversione; un’esaltazione della grandezza e della misericordia di Dio; una meditazione su Dio e sulla propria vita.
L’opera è una grande novità nella letteratura latina: è incentrata sullo scavo interiore, Agostino si rivolge a Dio in prima persona, mostrando le sue debolezze, scavando profondamente nella sua interiorità: l’autore afferma di aver cercato Dio per tanto tempo, ma ha trovato la fede soltanto guardando dentro se stesso. Agostino affronta molti temi: il travaglio dell’intelligenza alle prese con gli irrisolvibili interrogativi esistenziali e la scoperta dei limiti delle facoltà umane; la precarietà della fede che va continuamente ricercata e alimentata dalla grazia divina; riflette sulla natura e sulla psicologia del bambino, un essere tutt’altro che innocente, poiché macchiato dal male del peccato originale; si interroga continuamente sulla natura di Dio; compie una profonda meditazione sulla memoria e sul concetto di tempo.
Uno degli episodi più celebri in cui Agostino rievoca la sua infanzia è quello in cui si racconta di un furto di alcune pere, che gli dà l’occasione per riflettere sul male che era presente nel suo animo di fanciullo. Agostino racconta di aver rubato una gran quantità di pere non perché fossero belle o gustose, ma per il piacere di fare ciò che era proibito.

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