pexolo di pexolo
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Irrazionalismo moderno

Come esiste un razionalismo moderno, esiste anche un irrazionalismo moderno, che nasce nella filosofia di Arthur Schopenhauer: egli dichiara che la vita è volontà e che il lògos è semplicemente un’espressione fenomenica al servizio della vita. L’irrazionalismo non riconosce più alla ragione nessun potere di verità, affermando che il pensiero è soltanto al servizio degli istinti e non ha nessuna autonomia nel trovare la verità. In seguito, l’irrazionalismo prende forma in Nietzsche, in cui la volontà schopenhaueriana prende la forma della volontà di potenza: non a caso, dal pessimismo di Schopenhauer, la filosofia nietzscheana divine ottimista, ma si tratta pur sempre di irrazionalismo. Nietzsche non crede più all’idea di verità, quando afferma che il mondo vero è diventato favola, ma non si accorge che se questa sua frase fosse vera sarebbe la smentita di ciò che sta affermando: non avendo più alcun criterio di verità, se Nietzsche sostenesse la verità della sua affermazione si contraddirebbe e non potrebbe più comunicare alcunché. Al pari dell’antiessenzialismo, l’irrazionalismo non riesce ad affermare più nulla, perché i concetti che si affermano hanno valore soltanto a partire dalla mia vita, o dalla mia volontà di potenza, ma non possono avere valore oggettivo: non c’è più l’idea di una ragione come medium tra me e te, essa non è più il luogo della verità in cui possiamo riconoscerci come uniti nella verità. L’irrazionalismo si risolve soltanto sul piano della prassi, cioè della potenza: chi ha più potere decide della verità, ma sul piano teorico non può portare ad alcuna condivisione comune, perché l’irrazionalismo afferma che la conoscenza non conosce nulla di oggettivo, ma è semplicemente asservita agli istinti e alle dinamiche della vita come bios universale.

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