pexolo di pexolo
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Perché l’antichità classica non ha conosciuto il «macchinismo»?

In questo testo Schuhl si occupa della storia della tecnica nell’antichità e si domanda come mai nell’antichità la tecnica non fu sviluppata e portata allo stesso livello delle possibilità coperte dalle conoscenze scientifiche, perché il progresso tecnologico arrivò ad un punto di saturazione, si arrestò. L’antichità, a proposito dello sviluppo della nostra civiltà, ci offre un termine di confronto privilegiato, anche per inquadrare l’attuale logica di sviluppo dei nostri sistemi produttivi, politici, etc. Un confronto con la situazione antica risulta estremamente importante perché ci fa capire quali sono stati i processi che ci hanno resi così come siamo: noi comprendiamo noi stessi quando siamo in grado di stabilire quali fattori ci hanno modellato in questo modo, scoperti i quali possiamo anche essere critici nei confronti di questi fattori e innescare nuove direzioni verso cui far procedere la dinamica.

Contenimento dei bisogni


Come già si lamentava il presidente americano Kennedy, nei paesi occidentali attualmente si spende più in pubblicità che in istruzione: incentivare la pubblicità significa promuovere la produzione industriale, eliminare la disoccupazione. Diversamente da come pensavano gli antichi, per noi le epoche di crisi sono quelle in cui il consumo crolla; infatti, anticamente non si incentivava il consumo: incentivare il consumo significava incentivare i bisogni, creare bisogni indotti e non reali, mentre la saggezza antica aspirava al contenimento dei bisogni, al soddisfamento immediato dei bisogni e non all’accumulo per i bisogni futuri. Lo stesso strumento meccanico veniva accusato di suscitare, secondo Platone e Aristotele, il desiderio di ricchezza: chi si dedica alle attività tecniche lo fa con lo scopo di arricchirsi, mentre si dovevano contenere i bisogni.

Tre teorie


Quando nasce la mentalità scientifica i primi filosofi, anziché essere filosofi in senso stretto, erano ingegneri, scienziati, geometri: Talete era considerato un «esperto nelle arti meccaniche»; ma accanto alle teorie scientifiche c’è una quasi assenza dell’applicazione delle conoscenze allo sviluppo della tecnica. Schuhl sostiene che «la civiltà antica disponesse di possibilità che non furono sfruttate» nel campo della tecnica, cioè non aveva una tecnica pari alle possibilità offerte; il motivo può essere rintracciato, secondo Schuhl, in tre fattori, che hanno contribuito a creare una sorta di blocco mentale il quale ha impedito di innovare le tecniche dell’epoca. La prima ragione è che nell’epoca antica non si aveva una grande considerazione degli artigiani, del lavoro manuale e dell’innovazione tecnologica in generale: sebbene si conoscesse già il mulino ad acqua, esso era scarsamente utilizzato e si preferiva macinare grano e cereali con energia animale, la principale fonte di energia assieme agli schiavi. La seconda ragione viene trovata nella gerarchia di valori che predominava nella cultura classica: il lavoro manuale era ritenuto un’attività che abbruttiva l’uomo, lo rendeva simile alle bestie, tanto che l’uomo libero era tale solo se era libero dal lavoro, cioè in grado di mantenersi senza dover lavorare; secondo Aristotele l’uomo può raggiungere uno stato di beatitudine analogo a quello goduto da Dio nei momenti più alti della sua attività contemplativa e non quando lavora, proprio perché non appartiene al divino la necessità di lavorare. In terzo luogo, non si ha un grandioso sviluppo della tecnica per via dell’opposizione tra natura e arte: i greci sono innamorati dell’ordine naturale, che concepiscono quasi in una dimensione religiosa estetica, mentre l’arte è un’alterazione della natura, uno sforzo di imitarla che non ha lo stesso valore di ciò che è naturale: se il mulino ad acqua non veniva utilizzato, se le forze naturali non erano sfruttate mentre veniva fatto largamente uso di animali e schiavi è perché gli antichi immaginavano la natura come un grande ordine, qualcosa di immutabile e ordinato che non dev’essere né alterato né sfruttato; l’uomo non è il dominatore della natura, ma è parte della natura e sopravvive fintanto che è perfettamente inserito nel cosmo.

Eolipila di Erone


Si tratta di una pentola che, al posto della valvola, presentava un cannellino che terminava con dei cannellini a punta e contrapposti, in modo tale che quando usciva calore l’asta orizzontale con le punte contrapposte ruotasse e fischiasse. Si trattava della prima macchina a vapore, conosciuta ma usata come un gioco: anch’essa sfrutta la conversione di energia termica in energia meccanica, cioè utilizzare il valore per imprimere e mantenere un moto rotatorio.

Conclusione


A partire da queste teorie, Schuhl conclude che la civiltà antica, “madre” della razionalità scientifica, sbocciata con Anassimandro, si rassegna di fronte all’assenza della macchina; l’epoca rinascimentale e moderna vivono con entusiasmo l’avvento della macchina e l’epoca attuale si rassegna di fronte all’onnipresenza della macchina.

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