pexolo di pexolo
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Proudhon avanza una tesi di compromesso tra quella dei teorici del liberalismo, e quella dei sostenitori del socialismo. Egli riconosce che la proprietà privata è, in un certo senso, connessa alla natura umana, e utile alla piena realizzazione della personalità; essa, tuttavia, va strettamente connessa al lavoro, che è la sola legittima fonte della proprietà. Se, quindi, si trova il modo di regolamentare il rapporto lavoro-proprietà, si può assicurare a tutti l'accesso alla proprietà, come è necessario, trattandosi, come detto, di un «diritto naturale». Per esempio dovrà colpire le rendite parassitarie, il guadagno da interessi e il profitto da capitale, cioè le diverse forme di «olbinaggio» (termine che designa le forme di proprietà non connesse al lavoro, e che Proudhon considera «furto»). Più ancora, occorrerà collegare alla proprietà privata legittima una precisa valenza sociale, cioè un vantaggio indiretto per la collettività; inoltre, la quota di proprietà legittima deve essere commisurata all'effettivo bisogno del proprietario. La forma di proprietà che consegue le suddette caratteristiche e il possesso cooperativo, pertanto la trasformazione della proprietà tradizionale in «possesso cooperativo» costituisce la condizione del progresso, non solo economico ma anche morale.

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