pexolo di pexolo
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Prodromi del Neopositivismo


Il destino del Neopositivismo si è giocato, anzitutto, sulle interpretazioni dei cosiddetti «protocolli», inizialmente ritenuti da Carnap come proposizioni, enunciati definitivi sul fatto empirico (ovvero sulla «roccia» su cui fondare ogni conoscenza); Neurath, invece, propendeva per una definizione del protocollo che facesse riferimento alla sua storicità, ovvero ai cambiamenti che questo ha subito, secondo l’idea che non vi è nulla di più mutevole che la definizione di un fatto empirico. In questo dibattito interviene anche Popper, secondo cui non si possono darsi definizioni assolute dei fatti empirici, in quanto esse dipendono da ciò che noi conveniamo siano definizioni, dall’accordo della comunità degli scienziati, cioè da una convenzione («assetti convenzionali», non definitivi). Se per Carnap possiamo avere conoscenze definitive soltanto a partire da una scienza che sia definitiva essa stessa, per Neurath fare scienza è come «riparare la nave in mare aperto», laddove per nave egli intende la scienza, su cui dobbiamo sempre mettere mano in quanto presenta spesso dei problemi e, per di più, lo dobbiamo fare senza sicurezze, non nei porti ma in mare aperto. L’Empirismo sfocia, perciò, in questo dibattito sui protocolli, attraverso cui è possibile comprenderne il destino. In secondo luogo, vi è stata la tentazione del “coerentismo”, ossia del progressivo spostamento di attenzione, dal rapporto tra enunciati e dati, alla coerenza tra i vari enunciati; l’attenzione si sposta sull’aspetto formale della scienza, com’è dimostrato ne La sintassi logica del linguaggio (1934) di Carnap, la cui attenzione non è più rivolta alla «costruzione del mondo», ma alla struttura logica del linguaggio; così, Neurath accentua il cosiddetto «fisicalismo», ossia la struttura della lingua della scienza fisica. Nella cosiddetta fase di «liberalizzazione» si è visto un rapporto sempre più dinamico tra enunciati e realtà, tale per cui si è riformulato, in modo più aperto, il criterio di significanza; esso, da criterio di verifica, passa progressivamente ad essere definito un criterio di conferma. Questa nuova definizione del rapporto con la realtà, che può confermare o falsificare un enunciato, permette di attribuire all’enunciato una sua forma autonoma rispetto alla realtà (un enunciato ha senso non quando è confermato esaustivamente, ma a seconda dei «piani di conferma»; anche se «sconfermo» un enunciato, esso non perde completamente il suo significato, perché può essere confermabile→dinamicità del significato dell’enunciato). Perciò, in questa fase si liberalizza il rapporto, nella scienza, fra elemento teorico ed elemento fattuale; si dà sempre maggiore importanza a quello teorico, si afferma l’impossibilità di ridurre completamente un enunciato alla sua dimensione empirica (→Quine: tesi olistica; si nega la possibilità che un enunciato raffiguri completamente la realtà→Wittgenstein), si nega la possibilità di distinguere completamente le scienze analitiche da quelle sintetiche (→Kant: non ci sono scienze completamente analitiche).
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