pexolo di pexolo
Ominide 6529 punti

Vita di Peirce


Educato dal padre, grande matematico docente ad Harvard, con un’educazione serrata e pluridisciplinare, si innamora presto per la metodologia della scienza, soprattutto in ambito chimico. Insegna ad Harvard, sempre in modo episodico e discostante, a causa delle difficoltà, della complessità che gli studenti incontravano nel seguire le sue lezioni, perlopiù incentrate in ambito logico. Incontra difficoltà economiche, per cui è sostenuto fino in tarda età da James, che invece raccoglie sempre più successo dalla pubblicazione dei suoi scritti. Assieme ai numerosi contributi che lascia al campo della logica, ripresi in parte da Frege, è considerato un importante epistemologo. Il problema da cui parte è la critica al dato immediato, sia sensibile sia intellettuale; nell'empirismo si era diffusa l’idea che la conoscenza dovesse poggiare su base certe ed indubitabili, costituite da quei contenuti mentali, quelle idee che comparivano all'attenzione con assoluta certezza. Ci sono entità che popolano le nostre menti, le idee, ovvero contenuti mentali che sono caratterizzati da certezza assoluta ed indubitabilità, ossia da qualcosa di indiscutibile. In virtù di ciò possono fungere da punto di partenza per ogni inferenza successiva, cioè, possono essere la base solida del nostro processo conoscitivo; questa idea si è poi strutturata nel corso dello sviluppo filosofico, fino ad essere definita “teoria dei dati sensoriali” (sense data). Il punto di partenza della riflessione di Pierce è la critica radicale, il completo rifiuto della teoria del dato, ossia dell’idea che ci sia un primum assoluto del processo conoscitivo, un dato originario sulla base del quale poter costruire con assoluta certezza le nostre inferenze (ragionamenti, riflessioni). Non è assurdo solo il parlare dell’esistenza di dati certi e indubitati, ma anche pensare che abbiamo delle facoltà intuitive per cogliere queste entità. Alla critica di questa concezione Peirce dedica tutte le sue prime opere, anzitutto, uno scritto del 1867 On a New List of Categories, dedicato alla revisione delle categorie kantiane, quindi, nel 1868 escono i Quattro saggi anti-cartesiani, che sono il punto di partenza per la sua speculazione più seria e matura.

On a New List of Categories


Di tutte le categorie kantiane, l’interesse di Pierce si riduce esclusivamente alla Qualità, alla Relazione e alla Rappresentazione; ciò non toglie che il loro ruolo rimane identico a quello assegnatogli da Kant, cioè di ordinare la molteplicità delle impressioni sensibili. Tuttavia, mentre per Kant esse erano le forme a priori dell’intelletto, secondo una sorta di struttura innata della nostra mente, per Pierce esse sono funzioni logiche, astrazioni che la mente compie dal caos dei dati sopraggiunti dal mondo esterno. La prima delle astrazioni è quella che compiamo attraverso la categoria della Qualità, ma per astrarre questa caratteristica dobbiamo mettere l’oggetto in questione in relazione agli altri oggetti, facendo dei confronti, quindi operando attraverso la categoria della Relazione; strutturiamo le cose astraendone le qualità, da una parte e relazionandole alle altre, dalle quali abbiamo astratto a loro volta altre qualità e facendo dei confronti, organizzando il mondo attraverso la logica. In questo modo ci costruiamo una rappresentazione del mondo, cioè operiamo attraverso la terza grande categoria e questo mostra come, in realtà, le categorie operano e funzionano contemporaneamente. Il nostro pensare logicamente, attraverso le categorie, è sempre un interpretare, cioè, l’applicazione delle categorie necessita di un interprete (che astrae, organizza e rappresenta). Queste forme non sono universali, non hanno cioè validità assoluta, a differenza di Kant, che è una presunzione inattuabile: essa si pone l’obiettivo di strutturare un ideale di conoscenza inattuabile per l’uomo, dogmatica. In secondo luogo, questo comporta il rifiuto e il superamento della nozione di noumeno: attraverso la nostra logica interpretiamo una realtà, ma non rimane qualcosa al di fuori, in quanto la realtà è tutta risolta all'interno della nostra organizzazione logica (quasi secondo una forma di idealismo). Il soggetto umano, che si trova a strutturare logicamente il mondo, lo fa sempre e comunque attraverso dei segni, cioè, è impossibile concepire un pensiero senza i segni: egli ha sempre a che fare con qualcosa che interpreta, ma che gli viene già interpretato (all'interno del linguaggio). Non si può pensare oltre il linguaggio, oltre i segni, l’interpretazione.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email