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Il male, realtà positiva


Il male non è nemmeno privazione di essere o di bene, si diceva. Il male è la realtà positiva nella sua negatività. Sembra un’espressione impropria, ma significa che il male è un atto concreto di negazione, il suo essere in positivo atto di negazione effettivo. Un deliberato schierarsi dalla parte della distruzione. Un effettivo esercizio di libertà che si risolve a favore della negazione, della ribellione, del rifiuto, della trasgressione. Invece, la negatività del male è la potenza e la valenza (auto)distruttiva del male. Positività è in positivo atto di negazione, negatività è l’atto di valenza distruttiva. Quindi il malvagio è colui che è abitato dal male, che cerca di distruggere la positività originaria, per ribellarvisi. E finisce per distruggere anche se stesso, come si vede nella figura di Raskolnikov quando uccide la vecchia e perde se stesso, pensando invece di diventare un oltreuomo, diventando invece un volgare assassino come tutti gli altri. Il male è un fatto spirituale perché chiama in gioco la libertà dell’uomo, suo tratto spirituale caratteristico. Il male consiste in un esercizio della volontà, implica una scelta, è un atto voluto, ed è diabolico perché è ribellione e parodia del bene, sua contraffazione e simulazione, prendendone spesso le sembianze. Nei suoi massimi vertici è forza devastatrice tesa alla distruzione universale. Non a caso Dostoevskij definisce Satana come spirito del non essere e dell’autodistruzione.
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