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Si tratta anche di una “genesi di classe”. Già in Al di là del bene e del male si parlava di due classi contrapposte, signori e schiavi, e delle loro rispettive morali. Ciò sta ad indicare che non esiste un universalimo morale, ma le diverse morali di classe, una morale proiettiva. La morale esiste in quanto esistono le due classi.
In Genealogia il tema viene ampliato e sviluppato. Ne emerge la tesi che la morale esiste soltanto in quanto di classe, o per lo meno che le fondamentali categorie, comportamenti, principi, sistemi morali e religiosi non sono neutri e universali, ma qualificati intrinsecamente e costituzionalmente dall’essere sociale dell’uomo e dal suo status. L’asse costitutivo della morale si distingue in base alla classe di cui è proiezione. Si ha:
i. Morale degli schiavi
La morale del risentimento, sul quale si basano tutti i valori. Il risentimento è una strategia autodifensiva dei deboli e dei vinti, che pretendono eguaglianza che nella realtà non esiste. Hanno perso la sfida sul terreno del conflitto sociale e ora tentano di vincere sul terreno assiologico. Il valore dell’eguaglianza è puramente proiettivo della morale degli schiavi. Tale vendetta immaginaria non “dice di sì” a se stessi, cioè un’autoapprovazione, ma dice “no agli altri”, con risentimento.

ii. Morale dei signori
Il prodotto dell’interesse, della volontà di dominio dei forti. I suoi valori positivi nascono da una pratica umana con precise finalità sociali, non giungono dalla riflessione pura dello spirito o da messaggi celesti. Sono stati gli stessi “buoni”, i nobili e i potenti, che si sono autodefiniti come tale, come “buoni” (così come anche le loro azioni), e ad aver qualificato in antitesi come “volgare”, “comune” e “plebeo” ciò che era altro da sé. Un’autoproiezione sul piano etico di sé e del proprio potere, del proprio stato sociale. Nietzsche critica aspramente i “fasulli” storici della morale, che difettano il “demone storico” (hanno pensato in maniera antistorica), fallendo nel definire il concetto di buono.
La morale del risentimento è totalmente eteronoma e non autonoma, nel senso che si costituisce in virtù di un mondo antagonista. È una morale che per nascere ha bisogno di un mondo esterno e contrario ad essa, cioè quello dei signori. Non si può vincere la battaglia, allora la logica del risentimento si costruisce una morale che è una forma di vendetta immaginaria. Un’azione che è nient’altro che reazione dei risentiti, incapaci di elaborare pensieri autonomi. È la morale dei cristiani, degli ebrei, degli islamici. Pura vendetta. Il senso di superiorità con cui il forte falsifica l’immagine della persona che disprezza è poca cosa in confronto all’odio terribile del risentito contro il forte. L’aristocratico di per sé è incurante.
Di per sé i deboli sono incapaci di morale propria, ma soltanto della morale del rovesciamento mediante risentimento. Un rovesciamento assiologico elaborato in chiave autodifensiva, che necessita di impulsi esterni per agire, che nasce in corrispondenza della presenta di un mondo esterno ed antagonista. La dipendenza strutturale dei risentiti si riflette anche sul piano morale.
Alla fine però trionfa il debole per superiore accortezza.

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