pexolo di pexolo
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Essi svilupparono l'intuizione di Leibniz circa un linguaggio formale (e «formalizzato» con segni e lettere convenzionali) che valesse da «characteristica» (cioè, strumento di lettura universale di tutte le scienze) di una «mathesis universalis». In precedenza, Boole, Frege e Peano avevano impiantato linguaggi logico-simbolici per l'una o l'altra parte della matematica: ne avevano stabilito un piccolo numero di principi-base («assiomatizzazione») riducendone le proprietà, per quanto possibile, a quelle della aritmetica («aritmetizzazione»). Russell e Whitehead attesero a tale programma, consapevoli della sua valenza epistemologica (oltre che strettamente matematica) di razionalizzazione del linguaggio scientifico, al fine di sottrarlo al «non senso» della filosofia, e all'equivocità del linguaggio comune. Per Russell, infatti, le proposizioni della logica stanno alla base della matematica che, rispecchiando l'ordine stesso della realtà, è, a sua volta, la base dei diversi linguaggi scientifici. In questa prima fase del suo pensiero, Russell teorizza che gli enti logico-matematici hanno realtà logica, cioè l'oggettività che a essi attribuirono Pitagora, Platone, Galilei, Frege. Leggiamo in Introduzione alla filosofia matematica: «La logica diventa sempre più matematica, e la matematica sempre più logica; sostanzialmente sono una disciplina sola. La differenza che corre fra di esse è simile a quella tra un uomo e un ragazzo: la logica è la gioventù della matematica... Tutte le costanti che si incontrano nella matematica pura sono costanti logiche. Per esempio, il numero 1 deriva dalla proposizione: esiste un termine c tale che la f(x) è vera quando, e solo quando, x è c».

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