pexolo di pexolo
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Emerge il tema del mondo della vita, cui Husserl giunge, accostandosi a molti altri filosofi del Novecento, nella rilettura della modernità. Husserl fa anzitutto i conti con la «crisi delle scienze», che non fa riferimento ad una crisi del potere conoscitivo e tecnico della scienza moderna, bensì col fatto che la scienza moderna non ci dice più nulla, anzi, ci porta lontano dai problemi fondamentali dell’uomo, dal recupero di un’autentica funzione della filosofia. I motivi di questo fatto sono insiti, stanno nel cuore della scienza moderna, cioè nelle istanze galileiane, cartesiane, positivistiche ed illuministiche; Husserl non nega la loro portata rivoluzionaria, soprattutto in riferimento alle scoperte scientifiche e metodologiche, ma afferma la loro funzione occultatrice. Galilei ha individuato i caratteri essenziali della scienza moderna, che sono matematici, ma quest’individuazione metodologica ha avuto anche conseguenze ontologiche, ha «matematizzato il mondo», ci si è dimenticati degli altri aspetti del mondo, che non entrano in quella chiave di lettura quantitativa, quindi tutte le singolari qualità dell’esperienza. Si è arrivati a matematizzare ogni tipo di conoscenza, secondo la mathesis universalis cartesiana, spingendosi ad una definizione matematica persino dell’uomo (res extensa e res cogitans per Cartesio, una “macchina” per gli Illuministi), accanto ai fatti dell’esperienza si ha avuti la presunzione di creare uomini di fatto, cioè definibili secondo connotazioni quantitative. Accanto alla matematizzazione si è sempre accompagnata una tecnicizzazione dell’esperienza, l’esaltazione dello sviluppo tecnologico, considerato come essenziale, il che ha portato alla progressiva scomparsa della dimensione soggettiva ed intersoggettiva dell’esperienza umana, di quello che Husserl chiama il «mondo della vita», nella sua genuinità precategoriale. Il filosofo distingue chiaramente un approccio categoriale ed uno precategoriale all'esperienza, per cui si deve recuperare quella naturalità fin troppo trascurata, laddove per naturalità s’intende la percezione immediata, utilitaria e fattuale del mondo, il mondo della quotidianità, dei bisogni, dei progetti e degli scopi; in una parola, Husserl ritiene necessario l’occuparsi, oltre che della messa tra parentesi, anche del proprio atteggiamento naturalistico, del «mondo circostante della vita». L’istanza critica propria dell’indagine filosofica ha il vizio di innestare una «feticizzazione del sapere», ridotto a oggettualità pura, perciò l’uomo deve riuscire, nel tentativo di superare le “miserie del nostro tempo”, ad andare oltre la fattualità che blocca la scienza moderna, a ritornare a se stesso (→Sant’Agostino). La filosofia permette anche di recuperare il senso autentico della nostra civiltà occidentale, un senso di Europa, Husserl mostra quasi una capacità profetica; egli non prende una posizione eurocentrica, ma intende per Europa una capacità di civiltà, un’apertura essenziale, una libertà essenziale. La missione dell’Europa non è geografica, ma spirituale, nei confronti delle altre culture.

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