Concetti Chiave
- Heidegger non elabora più la terza sezione di Essere e tempo, concludendo che la questione dell'essere possa essere irrisolvibile, il che lo porta a esplorare nuove possibilità di pensiero.
- La ricerca di Heidegger dopo Essere e tempo si sviluppa lungo una via ontologico-storica, evidenziata dal corso "Kant e il problema della metafisica", dove radicalizza la concezione kantiana della metafisica.
- Heidegger afferma che il carattere metafisico dell'esserci coincide con la sua finitezza, implicando che l'esserci e l'essere stesso sono entrambi finiti.
- Nel suo lavoro, Heidegger esplora il concetto di "niente" come esperienza di angoscia e spaesamento, che emerge quando l'esserci si confronta con la totalità dell'ente.
- L'uomo è definito da Heidegger come "il luogotenente del niente", rimanendo sospeso in esso mentre cerca di comprendere l'essere.
Indice
Heidegger e l'incompiutezza dell'essere?
La terza sezione della prima parte di Essere e tempo non sarà più elaborata da Heidegger, in quanto il filosofo giunge alla conclusione che la questione dell’essere in generale sia forse irrisolvibile. Dopo il 1927 Heidegger muove proprio da questa incompiutezza per sondare nuove possibilità di pensiero.
La via ontologico-storica di Heidegger
Dopo Essere e tempo, la ricerca di Heidegger si muove lungo una via ontologico-storica il cui documento principale è un corso universitario tenuto nel 1929 dal titolo Kant e il problema della metafisica. Radicalizzando la concezione kantiana della metafisica come “disposizione naturale” dell’uomo, Heidegger afferma che il carattere metafisico dell’esserci coincide con la sua finitezza e quest’ultima con la comprensione dell’essere. Ne consegue che non solo l’esserci è finito, ma è finito anche l’“essere stesso” che viene compreso.
Il niente e l'angoscia esistenziale
Nella celebre prolusione su Che cos’è la metafisica? Heidegger afferma che questa, al contrario delle altre scienze, si interroga proprio sul “niente”, inteso come l’esperienza che l’esserci fa nello stato d’animo dell’angoscia e dello spaesamento, quando si trova di fronte alla totalità dell’ente di cui non possiede la chiave. Questo niente è un fenomeno originario, appartenente all’essere dell’ente: quando noi comprendiamo l’essere, trascendendo l’ente nella sua totalità, il suo senso non può che sfuggirci; e questa sottrazione è tutt’uno con l’essere stesso in quanto radicalmente differente dall’ente. E l’uomo a sua volta è “il luogotenente del niente”, e resta sospeso in esso, proprio perché comprendere l’essere.
Domande da interrogazione
- Qual è la conclusione di Heidegger riguardo alla questione dell'essere?
- Come si sviluppa la ricerca di Heidegger dopo "Essere e tempo"?
- Qual è il significato del "niente" nell'angosciante esperienza dell'esserci secondo Heidegger?
Heidegger giunge alla conclusione che la questione dell'essere in generale sia forse irrisolvibile, portandolo a esplorare nuove possibilità di pensiero dopo il 1927.
Dopo "Essere e tempo", la ricerca di Heidegger si orienta lungo una via ontologico-storica, evidenziando che il carattere metafisico dell'esserci coincide con la sua finitezza e la comprensione dell'essere.
Il "niente" rappresenta l'esperienza dell'angoscia e dello spaesamento dell'esserci di fronte alla totalità dell'ente, evidenziando che comprendere l'essere implica una sottrazione che è intrinsecamente legata all'essere stesso.