Ominide 382 punti

Hannah Arendt e l'antisemitismo

L'opera più importante di Hannah Arendt "Le origini del totalitarismo"
inizia con una desamina dell'antisemitismo europeo.
Dopo aver parlato di vari eventi che accrebbero negli anni l'odio degli europei verso le comunità ebraiche, l'autrice considera il 1807
come data ufficiale della nascita dell'antisemitismo vero e proprio.
Questa data vede la sconfitta della Prussia da parte di Napoleone con la seguente abolizione dei privvilegi.Questa mise l'aristocrazia contro lo stato e nutrì l'odio di essa verso gli ebrei come "simbolo dello stato". Nel del XIX secolo nacquero partiti e movimenti antisemiti che sfruttando la povertà della piccola borghesia (dunque la loro adesione) ottennero vasta popolarità.Questi partiti volevano sostituirsi allo stato e per fare ciò occorreva cacciare gli ebrei.
Lo stato veniva identificato con gli ebrei e a ciò si unisce l'astio che il borghese medio provava nei confronti del ricco ebreo banchiere appartenente ad un'élite cui ognuno aspirava. Alcuni intellettuali trattavano l'ebreo come proprio pari, ma non perché ritenessero ogni uomo uguale all'altro, bensì come dimostrazione dell'esistenza di uomini degni di stima anche fra i diversi: l'ebreo veniva venerato come homo che dal basso riusciva a scalare nella società. Quindi l'ebreo ricco non prenderà coscienza della figura di paria del suo popolo, bensì penserà di divenire un parvenue, mediante l'accettazione nei salotti dabbene e l'ossessione per la loro assimilazione nella societá.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email