Le origini del totalitarismo

Le origini del totalitarismo è un’opera scritta nel 1952 da Hannah Arent. All’epoca le influenze delle recenti dittature non permisero il divulgarsi di una critica obiettiva, per cui solo al giorno d’oggi è possibile comprendere pienamente le intenzioni della Arendt. In quest’opera l'autrice stabilisce quali sono le origini e le caratteristiche del totalitarismo. Innanzitutto vengono stabilite delle precondizioni per tale forma di governo che sono: l’antisemetismo, il razzismo e l’espansionismo imperialistico, oltre alla crisi economica e sociale che caratterizzò il periodo post prima guerra mondiale.
L’antisemetismo secondo la Arendt, oltre a questioni religiose ed economiche, nasce dal fatto che il popolo ebraico non ha mai avuto uno stato - nazione nel quale può riconoscersi e che lo tuteli giuridicamente, oltre al fatto che non ha nemmeno un territorio ben definito dove stabilirsi, per cui le persone appartenenti a questo popolo sono prive di quei diritti classici dei cittadini di una qualsiasi nazione. Per quanto concerne il razzismo, l'autrice opera innanzitutto una distinzione dal nazionalismo. Quest’ultimo infatti è un’ideologia volta a tutelare la cultura e il territorio di un popolo, il razzismo invece, è imperniato su criteri biologici, per cui le persone vengono giudicate in base alle loro origini e le loro caratteristiche fisiche, inoltre il razzismo divide l’umanità in razze superiori ed inferiori, questo processo serve da giustificazione a chi perpetra, come nel caso dei nazisti, delle atrocità verso un altro popolo. Ad esempio, l’uccisione di un nero africano viene giustificata dal fatto che non si è ucciso una persona bensì un semplice surrogato del genere umano. Per quanto riguarda l’espansionismo la Arendt individua due cause: la prima è dovuta ad una questione economica, correlata all’ascesa del capitalismo, la seconda è la ricerca di uno “spazio vitale” dovuto al fatto che il mono stava diventando sempre più piccolo e il popolo (tedesco) era costretto ad incontrarsi con popoli che avevano un’altra cultura.

Hannah Arendt, nella sua opera, stabilisce anche le caratteristiche del totalitarismo. Esso, innanzitutto, ha un governo monopartitico ed esercita un potere politico volto a dominare interamente la società. Differisce dall’assolutismo poiché mentre ques’ultimo affondava le radici nell’unita nazionale, il totalitarismo invece si basa sullo scioglimento delle classi sociali e la loro unificazione in una massa amorfa di persone che vengono manipolate e soggiogate tramite le ideologie di marxiana memoria. Queste si propongono come uniche depositarie della verità e come unica via di salvezza per il popolo.
Esse avevano effetto poiché il cittadino era completamente estraniato dalla vita politica. Tramite le ideologie, afferma infine la Arendt, il dittatore, che non vuole un popolo passivo, plagia le menti per ottenere consensi e rendere le persone convinte e dedite alla causa.

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