pexolo di pexolo
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Hyperion (Iperione, 1792-1798)

La situazione del romanzo è quella, di poco antecedente alla stesura dell'opera, dei moti di indipendenza in Grecia, allora parte dell'Impero ottomano. Ma è evidente che un soggetto simile consentiva di affrontare il tema - attualissimo per gli avvenimenti in Francia - dell'azione rivoluzionaria e dunque di riflettere sul rapporto tra cittadino e Stato, sul contributo del singolo al processo storico, e in genere sul destino individuale, in una prospettiva filosofica complessiva, che al suo centro poneva la questione del rapporto dell'Io con il Tutto della creazione. Nello stesso tempo l'ambientazione narrativa lasciava contrapporre la grande Grecia democratica dell'antichità (Hölderlin conosceva molto bene Winckelmann, su cui aveva scritto uno dei lavori conclusivi del suo primo ciclo di studi nello Stift) allo stato di decadenza e asservimento del presente. Iperione è così il primo romanzo moderno in cui compaia la figura di un rivoluzionario di professione, Alabanda, la cui azione viene tuttavia apertamente sconfessata. Le milizie che avrebbero dovuto combattere per la libertà della Grecia, infatti, finiscono per saccheggiare e distruggere. Come in Francia, la rivoluzione termina nel terrore e nell'anarchia. Tutto il romanzo è scritto dalla prospettiva di un esule, Iperione, che con la rivoluzione ha perso la sua amata (Diotima), il suo amico (Alabanda) e i suoi ideali. Proprio attraverso il processo di riflessione che si estrinseca nella narrazione (nella forma di uno scambio epistolare), Iperione giunge però a una nuova consapevolezza di sé e a trovare la «risoluzione» (come Hölderlin scrive nella prefazione) delle sue «dissonanze». Il protagonista intuisce insomma la segreta armonia del cosmo. In questo processo di maturazione e di consapevolezza anche i suoi ideali acquistano nuova linfa. Iperione è così la storia di una «formazione» che contempla al suo interno perdite ed errori, e che assume come paradigma del destino individuale non un percorso lineare ma - come si legge nella prefazione alla penultima stesura del romanzo - un'«orbita eccentrica». Da questo punto di vista, il romanzo tesse una fitta rete di corrispondenze con il Werther e il Wilhelm Meister di Goethe, con l'Ardinghello und die glückseligen Inseln. Eine italiänische Geschichte aus dem sechzehnten Jahrhundert (Ardinghello e le isole felici. Una storia italiana del XVI secolo, 1787) di Heinse e con le Lettere sull'educazione estetica dell'uomo di Schiller, cioè con quelle opere in cui si era andato delineando l'ideale tedesco della Bildung.

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