pexolo di pexolo
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Ontologia linguistica

«L’essere, che può venir compreso, è il linguaggio»
Con questa apodittica formula Gadamer non intende (solo) evidenziare, tautologicamente, come all’uomo risulti intellegibile ciò che è strutturato come linguaggio, ma intende dire, più profondamente, che l’essere è linguaggio, ossia che tutte le forme di vita sono linguaggio e come tali possono venir esperite e comprese. Il nostro «accesso alle cose» è linguistico, le cose fanno tutt’uno con il nostro linguaggio, il linguaggio fa tutt’uno con la nostra conoscenza concreta delle cose: «non c’è cosa dove vi è meno il linguaggio»; non c’è concezione strumentalistica del linguaggio: tutte le forme di vita e della realtà sono linguaggio e, come tali, possono essere comprese esclusivamente in forma linguistica. La realtà è di tipo ermeneutico: infatti, dire che l’essere è linguaggio significa dire che l’essere in generale e l’essere umano in particolare è interpretazione. Secondo Gadamer, un’ontologia linguistica si ha pienamente nella filosofia presocratica, che non ha distinto tra “parole e cose” (Foucault→rottura tra parole e cose: età classica) in quanto il linguaggio era il linguaggio delle realtà, così la realtà era realtà attraverso il linguaggio; la divaricazione avviene, secondo Gadamer, con Platone (similmente a Nietzsche), che parla di un mondo delle idee, spostando la vera ed autentica realtà su un piano ideale, facendo del linguaggio uno strumento inadeguato proprio di questa realtà. Infatti, Platone ritiene che il linguaggio appartenga al momento della doxa, non della conoscenza autentica; è nel romanticismo che, a suo avviso, questa unità si ricompone (tuttavia, c’era stato un antesignano al romanticismo: nella dottrina cristiana c’è questa ricomposizione, secondo una visione storica della realtà e dell’Assoluto, che si storicizza; perciò, Gadamer indica all’inizio dell’Evangelo di Giovanni il principale riferimento a questa ricomposizione. Inoltre, sono presenti importanti indicazioni anche in qualche scritto minore di San Tommaso). Quindi, nella terza parte di Verità e metodo è presente una storia della filosofia del linguaggio, ma anche un’interpretazione ermeneutica del messaggio cristiano.

Critiche

Il possibile limite di questa indagine è stato rintracciato nella relativizzazione della conoscenza, per cui certe interpretazioni assolutistiche dell’ermeneutica (come quella di Vattimo) possono certamente portare al suo declino relativistico; Habermas tacciò l’ermeneutica di ricadere nel coscienzialismo, cioè in un idealismo (che affermava “tutto è idea e la realtà si coglie nell’idea”) laddove viene affermato «tutto è linguaggio e la realtà si coglie nel linguaggio». In essa manca completamente l’idea di un’ermeneutica libera dai vincoli della tradizione, fin troppo idealizzata a discapito di un necessario spirito illuministico, capace di muovere una critica dell’ideologia, cioè una critica radicale del presente e delle false conoscenze.

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