Concetti Chiave
- Il lavoro ermeneutico si svolge tra estraneità e familiarità, evidenziando la difficoltà di comprendere ciò che è al di fuori della nostra esperienza.
- La tradizione funge da collegamento tra passato e presente, permettendo una "fusione di orizzonti" che arricchisce l'interpretazione e la comprensione.
- L'ermeneutica è un processo comunicativo che integra i pregiudizi del soggetto con la storicità dell'oggetto interpretato.
- Gadamer sostiene che il sapere umano è strutturalmente parziale e aperto, impossibilitando una conoscenza totale e conclusa.
- Malgrado la storicità del nostro essere, Gadamer enfatizza la finitudine del sapere, rimanendo sempre un ideale regolativo da perseguire.
Che cosa si intende per conoscenza e estraneità?
Il compito del lavoro ermeneutico si attua tra due possibili lati della conoscenza: quello della «estraneità» e quella della «familiarità». Conosciamo anzitutto qualcosa che ci è estraneo, che esula dalla nostra esperienza, pertanto il conoscere diviene uno sforzo per capire questa estraneità, a cui si prospetta anche la possibilità dello scacco, quando assolutizziamo il concetto di estraneità, per cui crediamo di dover conoscere qualcosa di completamente nuovo; l’estraneità indica sempre e continuamente l’idea che noi, rispetto a ciò che vogliamo conoscere, abbiamo una distanza temporale, un’alterità nel tempo e nell’oggetto.
Tradizione e storia
Tuttavia, quest’alterità è sempre e necessariamente interpretata all’interno del nostro orizzonte storico, dei nostri pregiudizi; la lontananza temporale dell’interpretante e dell’interpretato non è un abisso vuoto, ma uno spazio riempito dalla tradizione, la quale funge da trait-d’union fra i due poli dell’avventura ermeneutica, cioè nella distanza temporale. Per questo, la storia dell’ermeneutica è una «storia degli effetti», cioè la «fortuna» degli effetti che sono prodotti dal nostro lavoro ermeneutico, la coscienza delle varie determinazioni storiche. L’ermeneutica è un processo di comunicazione con gli altri e con il mondo, per cui l’incontro ermeneutico non è un incontro che mette tra parentesi i pregiudizi del soggetto pensante, ma è sempre una «fusione di orizzonti»: il mio orizzonte è inizialmente distinto da quello storico, l’ermeneutica è un mettere a servizio «il mio tempo» con il «tempo altrui», la comprensione di questi due orizzonti; in questo si attua la «tradizione storica», il luogo dove il presente si immerge nel passato e il passato si ripresenta nel presente.
Limiti del sapere
Infine, Gadamer dichiara che l’uomo non può mai trascendere i propri limiti e la propria storicità in direzione di un sapere totale e concluso, in quanto il nostro sapere storico-ermeneutico è (e rimane) strutturalmente parziale e costitutivamente aperto, cioè inevitabilmente finito. Per cui, pur essendo d’accordo con Hegel nel sottolineare la storicità del nostro essere (e la dialettica del nostro pensiero, che va dal finito all’infinito, dallo storico e temporale all’eterno), Gadamer è d’accordo con Kant nel rivendicare la finitudine del nostro sapere (la comprensione va verso l’infinito, ma questo è nulla più che un ideale regolativo).
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo dell'estraneità nella conoscenza secondo il lavoro ermeneutico?
- Come si intrecciano tradizione e storia nell'ermeneutica?
- Quali sono i limiti del sapere secondo Gadamer?
L'estraneità rappresenta un aspetto fondamentale della conoscenza, poiché implica che ciò che vogliamo conoscere è inizialmente al di fuori della nostra esperienza. Questo porta a uno sforzo per comprendere tale estraneità, ma può anche condurre a uno scacco se si assolutizza il concetto, ignorando la distanza temporale e l'alterità presente (Conoscenza e estraneità).
La tradizione funge da ponte tra il presente e il passato, riempiendo lo spazio di alterità temporale. L'ermeneutica è vista come una "fusione di orizzonti", dove il nostro orizzonte si confronta con quello storico, permettendo una comunicazione che non trascura i pregiudizi del soggetto (Tradizione e storia).
Gadamer afferma che l'uomo non può superare i propri limiti e la propria storicità, rendendo il sapere storico-ermeneutico sempre parziale e aperto. Sebbene riconosca la storicità del nostro essere, sottolinea anche la finitudine del nostro sapere, che rimane un ideale regolativo (Limiti del sapere).