pexolo di pexolo
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La presenza ineluttabile del passato viene vista, a livello conoscitivo, come centralità della «pre-comprensione»; lungi dall'essere una tabula rasa, la mente dell’interprete è abitata da pregiudizi che determinano l’impossibilità di una conoscenza pura. L’idea di conoscenza assume pertanto i caratteri di una continuo, faticoso, progressivo e mai definitivo processo di chiarimento e di decodificazione dei nostri pregiudizi. Laddove per pregiudizio s’intende quel vasto panorama di interessi (culturali, pratici, morali, religiosi) che non possiamo mai completamente trascendere nel nostro processo di conoscenza: la conoscenza è un circolo in quanto conosciamo girando in questo circolo, pur cambiando livello al suo interno (alcuni pregiudizi vengono chiariti), ma non ci è consentito di trascenderlo completamente, cioè uscire da questo circolo (per avere un approccio all'oggetto completamente disinteressato). Nel paragrafo 32 di Essere e tempo, lo stesso Heidegger indicava l’idea di quest’impossibilità di una conoscenza priva delle “condizioni ordinarie degli uomini”, nel mondo in cui vivono; per Heidegger questo non è un limite, ma un valore aggiunto alla conoscenza, questo inserirsi delle nostre convinzioni nella vita concreta: è la “condizione euristica” essenziale del nostro processo d’interpretazione, che è sempre un interpretare il mondo. A suo avviso, questo non è un circolo vitiotus, al pari di quello cartesiano, ma virtuosus: il problema non è quello di uscire da esso, ma di «starci dentro nella maniera giusta»; Gadamer accetta chiaramente quest’idea heideggeriana: quali interpreti, abbiamo di fronte a noi l'interpretandum, cui non possiamo mai accedere in maniera del tutto neutrale, vuota. Tanto più che i primi «urti» del soggetto interpretante con l’oggetto interpretato (conoscere=urtare oggetti, andargli incontro in modo critico) rivelano, di solito, inadeguatezza delle pre-comprensioni iniziali, obbligando l'interpretans a ritornare su di esse, a rivederle e a correggerle, tramite un confronto dialettico con l'interpretandum; l'interpretandum è sempre un testo da decifrare, distinto dal libro sacro (sebbene la prima ermeneutica, specialmente quella galileiana, abbia operato anche l’interpretazione della Sacra Scrittura), meglio individuabile come il «libro della natura», del «mondo» (Carlo Sini).

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