La vita sessuale e affettiva dell'adulto


Secondo il filosofo Freud dopo una fase di latenza, con la pubertà, vi è oppure vi dovrebbe essere uno spostamento dall'autoerotismo a un oggetto sessuale "altro" ( ovvero 'il partner') e si dovrebbe stabilizzare una sorta di differenziazione psicosessuale tra uomini e donne. Se questo passaggio non avviene naturalmente a causa di blocchi e traumi anteriori, inevitabilmente l'individuo finisce per ammalarsi.

Da queste riflessioni sullo sviluppo psicosessuale, Freud aveva teorizzato l'esistenza di una 'specifica pulsione sessuale' o 'libido'. Essa verrebbe innanzitutto rivolta verso il soggetto stesso (anziché verso un oggetto esterno). Da qui deriva il termine "narcisismo". Le immagini del padre e della madre in questa fase dello sviluppo, secondo il pensiero freudiano, sarebbero fondamentali per la vita amorosa futura dell'individuo.

In sostanza l'innamoramento sarebbe una sorta di fascinazione dell'immagine della propria madre o del proprio padre proiettata sulla figura del partner. Solo superando o ritirando queste proiezioni si potrà giungere all'amore vero e proprio.
In connessione con queste teorizzazioni, Freud ha descritto l'influsso disturbante sul bambino della cosiddetta "scena primaria" (il rapporto sessuale dei genitori a cui il bambino si trova ad assistere e al quale connette valenze sadiche e violente). A risultare emblematica, a questo proposito, è proprio la descrizione del caso del piccolo Hans.

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