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Il dibattito epistemologico

Il dibattito epistemologico della seconda metà del Novecento è caratterizzato da:
a. il superamento di una visione astratta, puramente logico-formale, delle teorie scientifiche;
b. un’attenzione per la loro efficacia pratica;
c. l’affermazione di un primato del ragionamento ipotetico-deduttivo;
d. una diversa demarcazione tra proposizioni scientifiche e non scientifiche;
e. la grande rilevanza assegnata alla storia della scienza;
f. un nuovo valore assegnato ai momenti di rottura epistemologica;
g. una più stretta connessione fra sa peri scientifici e saperi extra-scientifici;
h. una visione pluralistica del sapere.

Per Gaston Bachelard la scienza crea una filosofia, in quanto “istruisce la ragione”. Ogni scienza ha una molteplicità di prospettive teoriche. Ha valore epistemologico la storia della scienza, caratterizzata da rotture epistemologiche: la razionalità scientifica implica una filosofia del non. La scienza implica pure un rovesciamento del senso comune. La filosofia deve abbracciare sia il campo del rigoroso, sia quello del non-rigoroso.

Per Thomas Kuhn la storia della scienza consente di comprendere le stesse strutture della scienza. Egli distingue fasi di scienza normale da fasi di rottura rivoluzionaria nelle teorie. C’è rottura quando vi è mutamento dì paradigma, passaggio che segna anche una trasformazione del modo di vedere le cose (per l’incommensurabilità dei paradigmi) o riorientamento gestaltico

Per Imre Lakatos le rivoluzioni scientifiche sono caratterizzate dalla sostituzione di un programma di ricerca all’altro. Lakatos respinge la tesi che la verità di una teoria possa dipendere da fattori extrascientifici: la spiegazione dei mutamenti è interna alla logica della scienza.

Quello di Paul Feyerabend è un anarchismo metodologico. La scienza adotta una pluralità di regole, metodi, ecc. che rende le teorie inconfrontabili. Scienza è libertà, inventività. Ogni sistema si lega a fattori non scientifici. La scienza si sviluppa attraverso il confronto fra teorie alternative. Egli afferma anche il primato della teoria sulle osservazioni empiriche.

Quello di Ludovico Geymonat è un Neorazionalismo: le scienze sono costruzioni razionali ed hanno un valore ipotetico, mai conclusivo e definitivo. Egli afferma la storicità delle teorie e l’incidenza dei contesti storico-sociali e storico-culturali. La gnoseologia è basata su Realismo.

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