pexolo di pexolo
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La principale « fallacia filosofica » è, secondo Dewey, « la conversione della logica della riflessione, in ontologia della realtà razionale », cioè il presupporre alla funzione intellettiva una realtà indipendente da essa (come nel Platonismo). Alla considerazione gnoseologica tradizionale, Dewey sostituisce l'indagine delle categorie logiche nell'uso stesso di esse; in tale modo, le forme logiche sono presentate nella loro genesi, e sempre rinnovantesi. La logica non preesiste alla ricerca, e tuttavia la condiziona, perché, nell'atto conoscitivo, trasferisce sull'oggetto un complesso apparato di abiti e significati, precedentemente consolidati. Leggiamo in Logica, teoria dell'indagine: « La mia concezione comporta il generarsi dei principi nello stesso processo di controllo dell'indagine continuativa... Né l'esistenza, né la necessità di principi logici viene in tal modo negata. Circa il problema della loro origine seguo principalmente la nozione, dovuta a Peirce, di principi guida o direttivi. Giusta tale veduta, ogni conclusione illazionale formulata, comporta un abito... Dapprima l'abito che produce l'illazione è puramente biologico, opera senza che se ne abbia coscienza. Più tardi noi scopriamo che se conduciamo i nostri ragionamenti in un certo modo, raggiungeremo conclusioni sicure. L'idea di un metodo d'indagine sorge come espressione esplicita di un abito già implicito in tutta una classe di illazioni... La validità dei principi è commisurata alla coerenza dei risultati prodotti ».

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