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Angelologia - Mito e demitizzazione


Il mito dell’angelo è il frutto dell’incontro tra razionalismo della storia delle religioni e teologia liberale. Per Guardini, l’Angelo dell’esperienza religiosa dell’umanità non è da sopprimere, né attenta all’autonomia della fede. Occorre invece uno scambio fecondo tra le due angelologie e una successiva catarsi dell’Angelo della religione.
È allora necessario opporsi al cosiddetto mito dell’angelo, l’alleanza possibile tra storico delle religioni razionalista e il teologo liberale demitizzante, che convergono nell’appiattimento di tutte la problematica angelologica alla tesi semplificatrice del mito dell’angelo. Le due figure angeliche non sarebbero nella sostanza diverse né tantomeno in reciproco e fecondo rapporto, ma all’apposto accomunati da un’inevitabile parentela, vera e propria sovrapposizione tra i due. Nell’appartenere all’unica sfera del mito.
Col programma di demitologizzazione della Scrittura portato avanti da Rudolf Bultmann tutto viene esasperato e viene radicalizzata la santa alleanza. Angelo e demoni non sono nient’altro che la sopravvivenza e il residuo di un modo di sentire mitico e prescientifico, una realtà che va demitizzata e rifiutata come credenza infantile, che appare dannosa per la purezza e la verità della fede. Nel Nuovo Testamento sono distinte due gradi di miticità: quello assolutamente vuoto di senso della favola; quello di un mito comunque interpretabile come fonte inesauribile ed intenzionale di significato. Ai miti del primo tipo appartengono gli angeli e i demoni, mentre i miti nella seconda accezione del termine sono l’escatologia, la croce, la resurrezione di Cristo. Angeli e demoni non possono reggere né sul terreno della scienza naturale né su quella della coscienza storica, la fede in loro contrasta con la visione del mondo che è stata elaborata dalla scienza. È una rappresentazione in contrasto con il livello di maturità scientifica raggiunto dall’umanità, neppure passibile di un’ermeneutica che ne valorizzi almeno il significato esistenziale ivi nascosto. La terra che diviene teatro d’azione delle potenze sovrannaturali, che agiscono sugli avvenimenti naturali, sul pensiero, sulla volontà e sull’operare dell’uomo, che non è padrone di se stesso. La storia non compie un cammino continuo e regolare, ma riceve impulso e direzione dalle potenze soprannaturali. Ma grazie alla conoscenza delle forze e delle leggi della natura, è liquidata la credenza negli spiriti e nei demoni. Sono quindi in ultima analisi dottrine spurie, penetrate nella Scrittura dall’esterno. Un’accurata esegesi storico-critica deve agevolmente smantellarle, dimostrandone non solo la perifericità, ma anche l’inessenzialità per l’annuncio di fede che resta ben in pieni senza questo inutile puntello mitico.
Il teologo demitizzante e lo storico razionalista sono pronti ad accampare una seconda ragione che giustifica la nascita dell’angelologia mitica. Una carrellata attraverso civiltà e religioni antichissime ci mostra come ci sia ovunque traccia della credenza in essere intermedi, mediatori tra la divinità e gli uomini. Per ovviare a una sorta di horror vacui, per corrispondere all’esigenza di colmare l’abissale distanza tra umano e divino, si introdurrebbero quindi gli angeli quali esseri intermedi tra Dio e l’uomo (Zwischenglieder). Quando si radicò la fede nella trascendenza assoluta di Dio ed Egli fu sentito abissalmente lontano nella sua assolutezza, nacque l’interesse per il mito dell’Angelo. Il mito risponderebbe quindi al bisogno di colmare con l’Angelo l’abisso tra la fragilità umana e la potenza sovrana dell’Assoluto, e ciò accomunerebbe gli angeli del religioso a quelli biblici. È una concezione della distanza tra Dio e uomo, colta non solo in termini ontologici, ma molto prosaicamente tradotta anche in termini spaziali. Una distanza spaziale che poi è metafora della distanza ontologica.
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