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La virtù di Protagora


La cultura aristocratica — si è già ricordato — aveva sostenuto per lungo tempo che virtuosi fossero soltanto gli àristoi. Uno degli aspetti più rivoluzionari dei Sofisti, e di Protagora in primo luogo, è di rivendicare la virtù come una possibilità per tutti i cittadini, togliendone il monopolio alla sola aristocrazia, che ne faceva uno dei principali capisaldi della sua posizione dì preminenza sociale. L’esperienza mostra che gli uomini possono cambiare abitudini e modelli di comportamento con la riflessione, lo studio e l’esercizio. Il compito dell’educazione (un compito “civico”, di cui Protagora e la Sofistica intendono farsi carico) è quindi quello di favorire il
passaggio da un tipo di condotta ad un’altra considerata migliore, così come il medico favorisce — attraverso le prescrizioni e le cure — il passaggio da uno stato di malattia ad uno di salute.
“Insegnabile”, per Protagora e per i Sofisti, è soprattutto l’areté politica.
La virtù non è più identificabile con il valore guerriero e le abilità militari, ma con quel sapere, con il possesso di quelle tecniche che sono indispensabili per partecipare alla vita della pòlis.


Attorno all'aretè si è combattuta una battaglia culturale e politica importante,anzi decisiva per l'allargamento dei diritti di democrazia,intesa come possibilità reale di partecipare attivamente al governo della polis.

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