Via della verità - Eraclito e Parmenide


Questi due poeti sono i padri fondatori del pensiero filosofico occidentale. Sono accomunati da molti aspetti che riguardano la loro ricerca filosofica, entrambi ricercano la via della verità.

Eraclito


Nasce ad Efeso nel VI secolo a.C e proviene da una famiglia di origini aristocratiche. Benché fosse il figlio maggiore e quindi destinato ad occuparsi di politica, lasciò il posto al fratello minore.
Alla base del pensiero di Eraclito vi è la contrapposizione tra la filosofia, da lui identificata con la verità e la comune mentalità degli uomini, da lui ritenuta fonte di errori.Proprio per questa mentalità viene definito l'oscuro.
Eraclito distingue gli uomini in: dormienti (più), coloro che si fermano a ciò che i sensi manifestano, i non filosofici. Ad essi egli contrappone gli svegli(pochi), ovvero i filosofi che sanno cogliere il segreto delle cose.
Il suo è uno stilo fatto di piccoli detti: chiamati aforismi, su cui è necessario soffermarsi per comprenderne pienamente il significato, da qui il nome "oscuro". La scelta di questo stile deriva dal fatto che egli ritiene di doversi esprimere solo con gli "svegli".
Eraclito è passato alla tradizione come il filosofo del divenire, per cui ola realtà è costituita da unità di opposti, ogni cosa che esiste ha in sé io proprio contrario e non possono rimanere separati perché l'uno vive in virtù dell'altro, sono indissolubilmente legati.
Dunque la realtà è una connessione di contrari. Eraclito definisce la legge di interdipendenza fra i contrari "logos", a cui dà tre significati: legge universale della realtà (l'armonia dei contrari), il pensiero razionale e la parola (discorso).
Egli usa lo stesso termine per indicare tre aspetti diversi che hanno fra loro una corrispondenza , ovvero la legge universale della realtà, la si può comprendere tramite la ragione e questa conoscenza la si esprime attraverso il discorso.
Il fuoco viene utilizzato da Eraclito come simbolo dell'armonia dei contrari perché p l'elemento naturale per eccellenza che nasce e muore.

Parmenide


Ci troviamo ad Alea nel VI secolo a.C in Campania. Darà vita ad una sorta di scuola, ma come per i pitagorici, parliamo perlopiù di un orientamento di pensiero che venne seguito dai suoi allievi.
Ci lascia uno scritto, si tratta di un poema di pochi versi intitolato "sulla natura" il termine natura indica la realtà nel suo complesso.
Ma perché scrive in versi?
Perchénel VI secolo a.C non esiste uno stile letterario tipicamente filosofico, non esiste una poesia, dunque il poeta decide di scrivere in versi.
Parmenide vuole presentarsi come maestro di verità, rivelando ciò che la dea Dike gli aveva detto, ovvero scegliere fra due vie. una che va necessariamente percorsa e un'altra che non lo doveva essere.
-Ciò che è e non può non essere, è la via della verità, la via dell'essere. La parola essere ha un significato esistenziale ovvero "esistere". A questo essere Parmenide individua delle caratteristiche:
ingenerato- l'essere è ingenerato, perché se nascesse o morisse implicherebbe in qualche modo il non-esiste.
eterno- non ha un inizio e una fine, ma è, se l'avesse significherebbe non esistere.
unico- se fosse molteplice, ogni aspetto non sarebbe l'altro.
immobile e immutabile- se si muovesse o se mutasse non sarebbe più ciò che era prima.
finito- poiché la finitezza è sinonimo di perfezione.
Per indicare tale perfezione egli la rappresenta con una sfera, in quanto figura perfetta, tutti i punti che formano il cerchio sono equidistanti dal centro.
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