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Varietà dei codici morali


Un aspetto estremamente significativo dell’esperienza intellettuale dei Sofisti è costituito dalla scoperta (condivisa con la nascente storiografia) della straordinaria varietà delle tradizioni culturali esistenti nel mondo allora conosciuto. Ciò è dovuto anche all’aumento di informazioni che mercanti, marinai, viaggiatori e scienziati raccolgono percorrendo terre sempre più lontane, man mano la civiltà ellenica acquista in potenza e capacità di diffusione. E con i Sofisti — oltre che con gli storici — che si constata e si riconosce la profonda diversità dei codici morali esistenti fra i vari popoli, insieme a quella dei codici linguistici e culturali. Ad esempio, leggiamo nei Discorsi duplici, per i Greci è brutto e riprovevole ciò che appare bello a Macedoni, Sciti, o Traci: che le ragazze si congiungano con un uomo prima di sposarsi, che si porti in giro, appesa al proprio cavallo, la testa scuoiata di un nemico ucciso, o che si divorino i genitori per “seppellirli” nel proprio corpo.
Ciò che è male per gli uni è bene per gli altri; e viceversa. Al relativismo delle culture umane si accompagna così l’affermazione di un vero e proprio relativismo morale, tale cioè da escludere qualsiasi possibilità di definire, in modo assoluto, ciò che è bene e ciò che è male. I Sofisti intendono quindi aiutare gli individui a cercare — attraverso un’accorta riflessione sui casi dell’esperienza — un miglioramento della loro condizione seguendo la via dell’utile. Questo è il criterio fondamentale della condotta, nel senso che il valore degli atti compiuti dai singoli è sancito — in modo positivo o negativo— dalle loro conseguenze pratiche.
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