I problemi cruciali che si impongono sull’ultimo Platone, e che nascono in parte dall’esigenza di mitigare il rigido dualismo tra il mondo immutabile delle idee e il mondo mutevole delle cose, sono fondamentalmente due:
Come deve essere adeguatamente pensato il mondo delle idee?
-come va concepito il rapporto tra le idee e le realtà naturali?
dapprima, il giovane Teeteto (che era un allievo di Platone ed un matematico, a cui viene attribuita la costruzione dei cinque poliedri regolari e la scoperta di due di essi l’ottaedro e l’icosaedro), in accordo con Protagora e altri eraclitei, sostiene che la conoscenza è sensazione, tuttavia se si ammette che ciò che ciascuno percepisce in un determinato momento è vero, allora bisogna concludere o che la verità è soggettiva e mutevole, o che essa va determinata in base alla maggioranza.
Se la conoscenza sensibile non è vera conoscenza , allora i sensi non sono altro che un mezzo per l’anima, essi non sono ciò che conosce, ma ciò mediante cui l’anima conosce. Quest’ultima riceve infatti dai sensi la “materia”della conoscenza e su tale “materia” ha il compito di effettuare il proprio giudizio, giungendo ad affermazioni universali.

Nel Teeteto, il vero non è definito direttamente ma per opposizione al falso. Il falso sembra coincidere con un errore nella coordinazione degli elementi, ma qual è l’origine di tale errore?
Una risposta plausibile è quella che chiama in causa i limiti della memoria umana: nel formulare i suoi giudizi, la conoscenza si serve del ricordo unendo dati empirici della mente a dati passati. Ma è possibile ricordare male.

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