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sillogismi veri e concludenti

Aristotele formalizzò la struttura del sillogismo dicendo che la sua conclusività dipende non dai termini in gioco, ma dalla sua struttura generale: se A è B e se ogni B è C, ogni A è C. Il sillogismo in questa forma è sempre concludente, ma questo non vuol dire che sia sempre vero, perché se le premesse sono false il sillogismo può essere concludente, ma comunque non vero. Il sillogismo perciò è vero, quindi dichiarativo, solo quando parte da premesse vere. Le premesse, o principi di ragionamento, devono dimostrare la propria verità non con un ragionamento, perché questo partirebbe da principi che non possono essere dimostrati e cadrei in un regresso all’infinito. Queste sono premesse prime e immediate, al vertice di ogni scienza, non ulteriormente ricavabili da altre premesse e chiamate appunto principi. Aristotele individua principi propri a ciascuna scienza, ossia che solo una determinata scienza possiede come definizione dell’oggetto di studio della scienza stessa; principi comuni a più scienze, comuni per analogia, nel senso che svolgono la medesima funzione in ambiti diversi, poiché ogni scienza ha un proprio ambito; infine esistono principi comuni a tutte le scienze e quindi ad ogni sapere. Sono il principio di non-contraddizione, per il quale non posso attribuire ad un soggetto un predicato e il suo opposto nello stesso tempo e sotto lo stesso aspetto, il principio di identità e il principio del terzo escluso, per il quale ad un soggetto posso attribuire un predicato o un suo opposto ma non se ne dà un terzo. Poiché questi principi, comuni a tutte le scienze, non sono ricavati da altri la loro verità non può essere dimostrata, ma è provata dall’insensatezza del loro opposto. Poiché, inoltre, è impossibile condurre un discorso senza il principio di non-contraddizione Aristotele lo definisce come l’archè bebaiotate, ossia il principio più saldo.

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