Genius 41991 punti

Dal relativismo al pragmatismo


In un famoso dialogo di Platone, il Teeteto, viene messo in scena un discorso di Protagora. Naturalmente è lo stesso Platone che ci mostra l’atteggiamento del famoso sofista, di cui intende mostrare l’efficacia e la forza argomentativa prima di passare alla critica delle sue posizioni, che egli non condivide affatto.
Nel testo Platone espone dunque nel modo più convincente possibile la tesi del relativismo e di conseguenza del pragmatismo: secondo Protagora, la convinzione che non esistano verità assolute trova la sua conferma già al livello della percezione. L’esempio riportato da Platone è famoso: una persona ammalata può avere alterazioni nel gusto, e ritenere amaro tutto ciò che assaggia; mentre chi è sano avverte, gustando lo stesso cibo assaggiato dal malato, una sensazione di dolcezza. In questo caso non si può dire che la percezione del primo sia corretta e la seconda sia errata: in effetti sono entrambe “vere” nella misura in cui il soggetto prova queste esperienze (cioè ne è la “misura”). Ma poiché lo stato di salute è migliore (cioè praticamente preferibile) di quello della malattia, il medico cercherà di riportare le sensazioni del malato a quelle del sano. Così, le decisioni politiche e morali su ciò che è giusto e buono dipendono dalle valutazioni dei singoli e da quelle collettive delle città: anche in questo caso, non si può dire che una di queste decisioni sia più “vera” di un’altra (per esempio: i greci seppelliscono i loro morti, altri popoli invece bruciano i cadaveri). Il compito del buon consigliere, cioè del sofista, è quello di convincere individui e comunità a prendere non le decisioni più vere (cosa che sarebbe impossibile) ma quelle più utili e più efficaci ai fini della prosperità personale e collettiva. Una simile concezione filosofica prenderà il nome di “pragmatismo”.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email