pexolo di pexolo
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Epopea di Gilgameš

L’epopea Gilgameš è una delle prime opere dell’umanità, risalente all'epoca sumerica, e in particolare è il primo testo che parla di un viaggio agli inferi. Gilgameš, principe di Uruk, vede morire il suo amico Enkidu e, preso dal dolore, non si stacca dalla salma, fintanto che non vede sbucare due vermi dalle sue narici; compresa l’irreversibilità della situazione, decide di spendere tutta la sua vita alla ricerca dell’immortalità: compie un viaggio nell'Ade, uccide giganti, ma il risultato di questa pretenziosa impresa è un completo fallimento. Per tutta la tradizione antica, il requisito per essere divino era l’immortalità, mentre la caratteristica peculiare dell’uomo è la sua mortalità e allo stesso tempo la sua ricerca, la sua ambizione di conquistare l’immortalità. Se la ricerca scientifica riuscisse a conquistare l’immortalità resterebbe un’unica religione in tutta l’umanità.

Progetto Gilgameš

Gli esperti di nanotecnologia stanno sviluppando un sistema immunitario bionico composto di milioni di nano robot, che potrebbero abitare dentro il nostro corpo, aprire i vasi sanguigni che eventualmente si bloccassero, combattere virus e batteri, eliminare cellule cancerose e persino rovesciare i processi d’invecchiamento. Qualche studioso ha seriamente ipotizzato che entro il 2050 alcuni umani potrebbero diventare amortali (non immortali, perché potrebbero sempre morire per qualche incidente, ma amortali nel senso che, in assenza di un trauma fatale, la loro vita potrebbe estendersi indefinitamente). Fino al diciottesimo secolo, le religioni consideravano la morte e il suo seguito nell'aldilà una questione centrale per il senso della vita. A cominciare dal diciottesimo secolo, religioni e ideologie quali il liberalismo, il socialismo e il femminismo persero ogni interesse per la vita oltre la morte. Cosa può accadere, esattamente, a un comunista dopo che è morto? E a un capitalista cosa succede? Cosa succede a una femminista? È inutile cercare una risposta negli scritti di Marx, di Adam Smith, di Simone de Beauvoir.

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