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[h2]Tendenze religiose del platonismo neopitagorico e dell'aristotelismo eclettico[h2]

L'eclettismo domina anche i seguaci di Platone e di Aristotele, in un periodo in cui delle due scuole in senso stretto (Accademia e Liceo) abbiamo poche notizie. Ciò che distingue le due correnti - mentre le dottrine si mescolano - è ancora soprattutto una diversità di tendenze, manifestatasi fin dagli inizi: verso la speculazione religiosa nei platonici, verso la ricerca scientifica negli aristotelici.
A cominciare dal I secolo a.C. riprende vigore l'indirizzo pitagoreggiante, proprio già dell'ultimo Platone e dei suoi successori immediati. Già Cicerone conosceva un rappresentante del neopitagorismo, P. Nigidio Figulo. E presto i neopitagorici rimetteranno in onore le tendenze mistiche della setta.
Vari scritti, influenzati anche dall'orfismo, vengono composti, e attribuiti all'ormai mitico Pitagora; e Apollonio di Tiana, nel secolo I d.C., scrive una Vita di Pitagora romanzata. Lo stesso Apollonio, nel secolo successivo, sarà trasformato dai suoi seguaci in un messia, e contrapposto a Gesù Cristo. Nel II secolo, Moderato di Cadice tenterà una sintesi di platonismo e di pitagorismo.

Un platonico a tendenza religiosa e pitagorizzante, pronto ad accogliere anche elementi aristotelici, è il celebre Plutarco di Cheronea (45-125 d.C.), autore di quelle Vite parallele di greci e di romani da cui, fino al secolo scorso trarrà alimento l'ammirazione per i personaggi antichi; nonché di numerose brevi Opere morali, non prive, a volte, di vivacità. In esse i paradossi stoici sono respinti in nome di un equilibrio aristotelico.
Al Dio buono, identificato con il mondo intelligibile, Plutarco contrappone un principio del male, che è una sorta di anima malvagia del mondo; e tra i due pone numerosi dèmoni, con i quali spiega e giustifica i diversi culti politeistici greci e orientali ("sincretismo" religioso). Se si considera che Plutarco non era un orientale, ma un greco della madrepatria (Beozia), ben si può misurare la trasformazione che la mentalità greca aveva subita in pochi secoli a contatto con l'Oriente.

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