Concetti Chiave
- Nel XIX secolo, i medici psichiatrici utilizzavano la frase "DC Deo Concedente" per indicare che un paziente poteva ancora integrarsi nella società.
- La ragione è stata introdotta come strumento per separare l'umanità dal divino, seguendo i principi di non contraddizione e causalità definiti da Platone.
- La ragione non fornisce verità assolute, ma organizza significati per garantire prevedibilità nelle interazioni e comunicazioni umane.
- L'angoscia deriva dall'imprevedibilità degli eventi, specialmente nei bambini, che reagiscono a situazioni sconosciute senza i codici per interpretarle.
- La figura materna svolge un ruolo cruciale nel rassicurare i bambini, aiutandoli a gestire l'angoscia e a comprendere il mondo attraverso la mediazione.
Qual è il ruolo degli dei nella società?
Nell'Ottocento, quando i medici psichiatrici congedavano un paziente facendo una prognosi, secondo cui il paziente ancora poteva stare abbastanza bene nella società, prima della loro firma scrivevano “DC Deo Concedente”. Ma chi sono gli dei? Gli uomini hanno pensato che gli dei fossero o abitassero quello scenario da cui l’umanità si è emancipata e quindi li sentono come il loro antecedente, come qualcosa di estremamente pericoloso e minaccioso, a cui bisogna offrire sacrifici non per ottenere qualcosa ma per tenerli lontani.
La ragione e i suoi principi
Il modo con cui gli umani si sono separati dai divini è stato attraverso l’introduzione di quello strumento potente che si chiama ragione. E Platone ha ordinato la struttura della ragione di noi occidentali in maniera tale che ancora noi, oggi, parliamo e pensiamo come Platone ci ha insegnato a parlare e a pensare, ovvero pensiamo secondo i due grandi principi della ragione: il principio di non contraddizione, che dice “una cosa è se stessa e non altro” e il principio di causalità, che dice “questa cosa accade a causa di un’altra”. Sembrano due principi molto semplici e invece tanto semplici non sono. Perché cosa significa dire “questo bicchiere è un bicchiere e non altro?”. Vuol dire che quando io lo sollevo nessuno in prima fila si mette in angoscia, perché crede che io mi comporti secondo la definizione razionale di bicchiere, ovvero quella di uno strumento che serve per bere. Ma il bicchiere può essere anche un’arma impropria. E allora le cose non decise dalle loro definizioni, non sono finite nelle definizioni, le cose sono disponibili per qualsiasi uso, per qualsiasi valenza e la ragione le definisce, cioè definisce il loro significato in un solo significato. Allora, la ragione dice la verità? No, la ragione non dice la verità. La ragione è un’organizzazione di definizioni, di determinazioni in cui le cose sono bloccate in un unico significato e in maniera tale da consentire due cose fondamentali: la prevedibilità dei comportamenti, per cui se prendo un bicchiere in mano nessuno si agita e soprattutto la garanzia di intendersi con il linguaggio, perché se io dico “mi puoi aprire quella porta?” e colui al quale ho dato l’invito tituba perché non sa se quella porta è la porta che mi porta nel corridoio, o è la porta dell’Inferno, allora l’oscillazione di significato non permette di intenderci e sentiamo la necessità di passare dalla follia alla ragione, come definizione, determinazione dei significati.
La funzione della ragione
La ragione non dice la verità. Fissa i significati in maniera tale da ridurre quella dimensione che prende il nome di angoscia.
L'angoscia e la sua origine
L’angoscia è ciò da cui l’umanità si è sempre difesa. Essa consiste sostanzialmente nella imprevedibilità degli accadimenti del mondo. I bambini provano angoscia perché non hanno ancora i codici per decifrare il mondo: se spegniamo la luce nella camera dei bambini essi urlano, ma non di paura, un ottimo meccanismo di difesa che individuando il pericolo attiva degli strumenti difensivi (se vedo un incendio scappo), piuttosto di angoscia, la perdita di riferimenti, il non sapere dove agganciarsi. Ma per i bambini che nel buio vanno in angoscia è sufficiente accendere la luce e che intervenga quella figura mediatrice tra il mondo a loro sconosciuto e loro, che si chiama “mamma”, perché si rassicurino.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della frase "DC Deo Concedente" utilizzata dai medici psichiatrici nell'Ottocento?
- Come ha influenzato Platone la nostra concezione della ragione?
- In che modo la ragione contribuisce a ridurre l'angoscia?
- Qual è l'origine dell'angoscia nell'essere umano?
- Qual è il ruolo della figura materna nella gestione dell'angoscia nei bambini?
La frase "DC Deo Concedente" indica che i medici psichiatrici ritenevano che il paziente potesse ancora integrarsi nella società, ma riflette anche la percezione degli dei come entità pericolose da cui ci si deve difendere, piuttosto che come figure benevole.
Platone ha strutturato la ragione occidentale attraverso i principi di non contraddizione e causalità, che continuano a guidare il nostro pensiero e linguaggio, rendendo le cose prevedibili e comprensibili, ma limitando anche il loro significato a una sola definizione.
La ragione non dice la verità, ma fissa i significati in modo da ridurre l'angoscia, che deriva dall'imprevedibilità del mondo, creando una struttura di definizioni che permette di prevedere comportamenti e comunicare efficacemente.
L'angoscia ha origine dall'imprevedibilità degli accadimenti del mondo, e i bambini, privi di codici per decifrare la realtà, la sperimentano intensamente, come dimostrato dalla loro reazione al buio, che evidenzia la necessità di riferimenti sicuri.
La figura materna funge da mediatrice tra il mondo sconosciuto e il bambino, rassicurandolo e aiutandolo a superare l'angoscia, come quando accende la luce per dissipare la paura del buio.