Ominide 1445 punti

virtù dianoetiche

La virtù dianoetica è la disposizione costante all’uso della ragione per conoscere. Consistono nell’uso della ragione per coltivare e aumentare la conoscenza e sono quelle che ci portano alla felicità più elevata perché attuano pienamente la nostra natura. Aristotele le divide in cinque tipi a seconda di dove la ragione viene applicata per raggiungere la conoscenza e vengono gerarchizzate a seconda dell’oggetto di studio, perciò a seconda del tipo di conoscenza daranno all’uomo diversi gradi di felicità.
Le due virtù dianoetiche a livello della conoscenza pratica sono l’arte, ossia la conoscenza dell’abilità dell’uomo nel produrre qualcosa, e la saggezza che riguarda lo studio dei principi etici che governano o devono governare l’agire umano per quanto riguarda l’uomo in sé e nel rapporto con gli altri. Pur essendo appagante la saggezza non può dare la massima felicità. Le tre virtù dianoetiche che invece si collocano a livello della conoscenza teoretica sono l’intelligenza, ossia la conoscenza dei principi sommi a fondamento di tutto ciò che esiste ed è l’applicazione della nostra ragione come intelletto, la scienza, ossia la virtù di dedurre dai principi le conseguenze, e in quanto teoretica è la conoscenza di tutto ciò che è e non può fare a meno di esserlo, quindi è necessario.
Partendo dai principi produce la conoscenza in quel principio e produce felicità quando si ha conoscenza di quegli aspetti necessari del reale. Infine la sapienza, che è il vertice, come unione di scienza ed intelligenza. Si tratta quindi di un’indagine non a partire dai principi per dimostrare, ma una ricerca sui principi primi che discute l’essere dei principi stessi. È nell’ambito della pura e piena felicità. Quando l’uomo pensa e si dispone a riflettere, a contemplare la realtà, l’uomo non raggiunge i vertici della vita del Dio, ma vi si avvicina. Perché con la sapienza si pensano i principi eterni, fissi e più generali, i principi primi, e pensando le cause prime il pensiero si eleva e produce la massima felicità. Perciò il vertice della felicità si produce quando ci mettiamo in un’ottica contemplativa del tutto, l’uomo però non può perdurare in questa contemplazione perché è richiamato dalle proprie esigenze a tornare a tutti gli aspetti che lo conformano.
L’uomo può raggiungere questo vertice per un po’ di tempo, ma non è completamente il suo essere. Aristotele a differenza di Platone distingue la saggezza dalla sapienza, relegando la saggezza ad un livello più basso.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
I Licei Scientifici migliori d'Italia secondo Eduscopio 2017