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La nascita del cosmo

Il mito è esposto da un pitagorico, Timeo di Locri, appartenente alla setta di "quegli antichi che, essendo migliori di noi e più vicini agli dei", ci trasmisero il principio di cercare l'esatta misura che determina le cose, tra l'uno e l'illimitato. La causa ordinatrice del mondo, nel Timeo, è rappresentata da un demiurgo (o artefice) divino, che, "essendo buono e senza invidia", desidera che tutto divenga simile a lui per quanto possibile, e perciò plasma l'illimitato secondo il modello delle idee, infondendo l'anima nel corpo, e l'intelligenza nell'anima.
Il mondo, quindi, è animato, e grazie a ciò si muove verso un fine attraverso il tempo (un tempo che è come "un'immagine mobile dell'eternità").
E' vero che il movimento del mondo non è puramente spontaneo: esso è anche legato a una necessità, inerente alla sua natura materiale; ma "l'intelletto dominò la necessità, persuadendola a rivolgere al bene la maggior parte delle cose che si generavano". Così l'anima del mondo congiunge "l'identico con il mutevole", cioè la struttura eterna delle idee con il divenire; e le strutture geometriche e matematiche, che danno forma agli elementi materiali del cosmo (essendo la terra fatta di cubi, il fuoco di tetraedri, ecc.), sono come l'impronta lasciata nella materia dalle idee. Noi sappiamo, del resto, dalla testimonianza di Aristotele, che Platone da vecchio identificò le idee con i numeri, che i pitagorici avevano posti come essenza delle cose; o, quanto meno, fece dei numeri l'intermediario attraverso cui le idee governano il divenire.

Il Timeo, che si addentra poi in molti particolari, circa lo sviluppo del cosmo, la vita e l'anima dell'uomo, la nascita degli animali, ecc., ebbe storicamente un'importanza grandissima, soprattutto in quei secoli del Medioevo in cui fu l'unico dialogo platonico conosciuto.

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