Concetti Chiave
- Le leggi rappresentano l'ultima opera di Platone, mirata a realizzare un ordine divino nella città umana e a prevenire conflitti tra classi sociali.
- Platone adotta un approccio più concreto nelle Leggi rispetto alla Repubblica, passando da una visione utopica a una più realistica e pragmatica.
- Le leggi hanno una duplice funzione: costrittiva, per definire la condotta dei cittadini, e educativa, per guidare i giovani verso la correzione e la virtù.
- La metafora della marionetta illustra come le passioni influenzano l'uomo, mentre il filo d'oro della ragione è essenziale per raggiungere la virtù attraverso la corretta educazione.
- La città fortezza di Platone è caratterizzata da un numero ridotto di cittadini, controllo dei matrimoni e nascite, e una vigilanza da parte dei "Custodi della legge" per garantire l'ordine sociale.
Qual è l'ultima opera di Platone?
Le leggi sono l'ultima opera di Platone, la più lunga. In quest'opera la sua intenzione è quella di realizzare anche nella città umana l'ordine divino presente nel cosmo. Nelle Leggi, continua a campeggiare, la preoccupazione fondamentale del filosofo: evitare il conflitto tra le classi sociali. Prima ancora che un dovere politico, questo è per Platone un compito morale. L'uomo saggio deve cercare di rendere migliore la propria città. Se vogliamo rimarcare una differenza rispetto alla Repubblica, possiamo trovarla nel diverso atteggiamento di Platone, diventato più concreto e disincantato di fronte alla vita: questo comporta che la descrizione utopica del governo ideale venga sostituita da una visione più realistica. Le leggi hanno dunque una funzione sia costrittiva sia educativa: da una parte prescrivono fin nei particolari quali deve essere la migliore condotta dei cittadini, dall'altra aspirano a essere una guida per i giovani. Anche le pene non dovranno essere viste come una vendetta, ma come una correzione dell'errore con l'intento di redimere l'uomo. In ciò consiste la vera educazione civile: nel far si che l'uomo accetti di conservare il proprio posto nella società e sappia obbedire alle due regole.
La metafora della marionetta
Nel primo libro delle Leggi, Platone paragona l'uomo a una marionetta, quasi un giocattolo nelle mani di dio. Immaginiamo che ciscuno di noi sia come un burattino, costruito dagli dei e sostenuto da molteplici fili, che sono però ingarbugliati come in una grossa matassa. Questi fili sono le nostre passioni; essi ci strattonano, portandoci in direzioni diverse e facendoci tenere comportamenti contrastanti, tendenti al vizio o alla virtù. Esiste però un filo che ci conduce sempre e solo alla virtù: è il sacro filo d'oro della ragione, vale a dire la legge comune dello stato. I cittadini possono seguire questo filo grazie a una corretta educazione. Cerchiamo di interpretare la metafora. Il filo d'oro, immesso nell'uomo dalla divinità, è quello di sophia, la saggezza della vita che domina sui sentimenti, stabilendo ciò che è bene e ciò che è male. La ragione costituisce, per l'uomo bene educato, la guida più sicura sulla via della civiltà. Platone ci dice che la ragione umana non è che il riflesso della natura divina, che governa il cosmo. La legge serve a soccorrere la natura umana che deve fare i conti con le passioni. L'importante è che in uno stato la legislazione sia coerente con le virtù della saggezza e della giustizia e che abbia un solido fondamento, che Platone vede nella religione.
La città fortezza di Platone
La nuova città disegnata dalle Leggi, che forse Platone vedeva più concreta e realizzabile di quella ideale della Repubblica, è una città fortezza, sia per le caratteristiche strutturali, sia per quelle culturali. Essa ha un numero ridotto di cittadini e un'attenta politica di controllo dei matrimoni e delle nascite. Il matrimonio e la famiglia vengono ora riconosciuti a differenza della Repubblica dove si sosteneva la comunione delle donne e dei beni, ma il loro unico scopo è quello della procreazione. Più in generale, nelle Leggi si sostiene che vanno banditi tutti quei comportamenti che mettono a rischio la serenità della vità. A garanzia di questo ordine Platone istituisce un'organo, quello dei "Custodi della legge" che dovranno vigilare nel rispetto della legislazione. Dunque, secondo Platone la legge è l'unica regina della vita della città: esse ispira la vita di tutti i cittadini, che in tal modo sono sottratti ai capricci dei governanti e dei funzionari.
Domande da interrogazione
- Qual è l'intento principale dell'ultima opera di Platone, "Le leggi"?
- Come viene descritta la funzione delle leggi secondo Platone?
- Qual è la metafora utilizzata da Platone per descrivere l'uomo nel primo libro delle Leggi?
- In che modo Platone modifica la concezione del matrimonio e della famiglia nelle Leggi rispetto alla Repubblica?
- Qual è il ruolo dei "Custodi della legge" nella città fortezza di Platone?
L'intento principale di "Le leggi" è realizzare l'ordine divino presente nel cosmo anche nella città umana, evitando il conflitto tra le classi sociali e promuovendo un compito morale per l'uomo saggio, che deve migliorare la propria città.
Le leggi hanno una funzione sia costrittiva che educativa; prescrivono la migliore condotta dei cittadini e aspirano a guidare i giovani, con l'obiettivo di correggere gli errori piuttosto che vendicarsi.
Platone paragona l'uomo a una marionetta, sostenuta da fili ingarbugliati che rappresentano le passioni, mentre il filo d'oro della ragione guida l'individuo verso la virtù.
Nelle Leggi, Platone riconosce il matrimonio e la famiglia, ma li considera unicamente finalizzati alla procreazione, contrariamente alla Repubblica, dove si sosteneva la comunione delle donne e dei beni.
I "Custodi della legge" hanno il compito di vigilare sul rispetto della legislazione, garantendo l'ordine e sottraendo i cittadini ai capricci dei governanti e dei funzionari, poiché la legge è vista come la regina della vita della città.