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L’idea come realtà intelligibile


L’idea è la forma, la struttura ultima delle cose. L’Idea non è,infatti, semplice contenuto della mente: ove fosse solo questo,chi ci garantirebbe della sua universalità, della sua validità per ogni individuo e in ogni luogo e tempo? Essa è invece una realtà che esiste al di fuori della mente ed è avvertibile dalla sola ragione e non dalla sensibilità: quindi una realtà intelligibile, che trascende l’orizzonte vario e mutevole dell’esperienza, il fluire degli eventi e delle circostanze e garantisce ai nostri discorsi razionali un significato oggettivo, valido per tutti e in ogni circostanza.
La filosofia occidentale ha., con ciò, attinto il livello della trascendenza, cioè quello di una dimensione della realtà permanente e immutabile (per Platone la realtà delle Idee) che è posta oltre e al di sopra di quella del divenire, perché qualitativamente superiore ad essa.
L’Idea di eguale in sé, si dice ad esempio nel Fedone, viene usata per dire Iii che un legno è eguale ad un altro legno, una pietra ad un’altra pietra e così via. Eppure quest’idea è “qualcosa che è al di là e diversa da tutte queste singole cose uguali”. Non l’abbiamo ricavata da tali oggetti, poiché essi difettano sempre in qualche cosa rispetto a quella, cioè non sono mai completamente “uguali”, Al contrario, proprio perché possediamo sin dalla nascita l'Idea ‘ uguale in sé ’ possiamo trovare qualche eguaglianza negli oggetti. L'Idea di “uguale” diremmo noi, è modello degli oggetti che sono -in qualche misura —uguali. L'idea quindi va considera come l’essere che
rende gli oggetti dell'esperienza ciò che essi effettivamente sono ("cavallo”,
“uomo”, “bianco”, ecc.) e che resta al di là di ogni loro mutamento.
Chiunque può constatare, ad esempio, che fra le linee e gli angoli tracciati sulla carta o sulla sabbia e quelli definiti concettualmente dalla geometria c’è uno scarto, perché solo questi ultimi permettono di determinare le proprietà delle figure in modo perfetto, in termini di rigore e stabilità di significato. Nessun oggetto sensibile si avvicina all’assolutezza degli oggetti matematici (ad esempio nessun triangolo disegnato si avvicina all’idea del triangolo in sé): quindi tali oggetti appartengono a un mondo altro rispetto a quello dell’esperienza e solo con l’intelletto possono essere pensati.
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