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Platone

L'eredità socratica e l'origine del concetto di "idea"

La polemica contro i sofisti

Secondo Platone è necessario scalzare definitivamente quel principio sofistico secondo cui sarebbe vero, semplicemente, ciò che appare, buono ciò che piace, ecc. Se, infatti, ci si affida soltanto a ciò che "pare", all'immediato delle impressioni e dei desideri singoli, non si potrà stabilire una conoscenza salda, né conciliare i desideri di tutti in un insieme armonioso.
Se, ad esempio, fosse vero quanto Callicle afferma nel Gorgia: esser giusto "per natura" che il più forte prevalga, noi non sapremmo affatto che cosa sia giusto oggettivamente. Chi prevale è sempre, per definizione, il più forte, qualunque sia il mezzo con cui prevale; e se, poniamo, molti deboli riusciranno a tenere a freno un prepotente per mezzo delle leggi, saranno loro i più forti, e sarà "giusto" che prevalgano, così come sarebbe "giusto" che prevalga un solo prepotente. Il principio di Callicle è, dunque, falso e contraddittorio.

In termini più generali, se ci si limita a considerare il puro fatto - il riuscire o non riuscire nei propri intenti - la parola "giusto" si svuota di ogni significato, e non c'è nessun modo di giudicare e di guidare le cose d'esperienza. Occorre un criterio diverso dal fatto per giudicare il fatto, e per dar ordine a ciò che si fa. In forza di questo criterio oggettivo di giustizia, Socrate, nel Gorgia, trova una verità che, per chi si affida solo alle inclinazioni e impressioni immediate, è paradossale: è preferibile subire ingiustizia piuttosto che commetterla; e. avendola commessa, è preferibile pagarne il fio, per tornare ad essere nel giusto, che sfuggire alla pena e restare nell'iniquità.
In modi analoghi a questo Platone combatte (nel Cratilo) il verbalismo, che non pone nessun significato oggettivo nelle parole; combatte (nell'Eutidemo) l'eristica di chi discute non per sostenere il vero, ma solo per prevalere; e combatte (nello stesso Gorgia) la retorica in genere, quando questa si accontenti di persuadere con l'apparenza, senza interessarsi della verità. Per i sofisti contava solo il risultato immediato, comunque ottenuto: ma un tale risultato non ha stabilità né consistenza. Al discorso, come all'azione, occorre dare un fondamento, e per questo si deve risalire al di là dell'immediato, alla "giustizia in sé", alla "verità in sé" ecc.

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