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La divisione delle scienze

Nei primi due libri della metafisica, Aristotele riflette sull’importanza della filosofia e arrivò a dire che la filosofia era nata dalla meraviglia, dallo stupore indotto all'essere umano. Infatti Aristotele aveva definito i bambini i veri filosofi perché si stupiscono di ogni cosa che li circonda e di ogni cosa appartentente alla realtà nel mondo e sono continuamente incuriositi dai misteri e dagli eventi e dalle manifestazioni di essa.
Aristotele successivamente fece una suddivisione per ambiti delle scienze che si trovavano tutte sullo stesso piano di importanza, tutte atte alla consegna di una qualche verità riferita alla realtà del mondo. Distinse le scienze teoretiche, le scienze pratiche e le scienze poietiche. Le scienze teoretiche studiano il “necessario”, ciò che non cambia mai nel tempo, la cui espressione di verità è imperturbabile. Sono tre: la filosofia, la fisica e la matematica. La filosofia è per Aristotele la scienza migliore perché è la più generica e la più completa tra le tre. Le scienze pratiche e poietiche studiano il “possibile”, ciò che invece può cambiare nel tempo, che esprimono in quanto tali verità che mutano nel corso del tempo. Le scienze pratiche studiano l’agire dell’uomo e sono due: l’etica (se l’agire dell’uomo è individuale) e la politica (se l’agire dell’uomo è collettivo)e che sono soggette agli usi e ai costumi dell'epoca in cui si vive. Le scienze poietiche, infine, studiano invece il “fare” e il “produrre”. Esse sono le arti e le tecniche, molto apprezzate da Aristotele così come erano amate dal maestro Platone.

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