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L’opera che non si può scrivere

Ogni uomo serio — scriveva Platone nella Lettera VII — si guarda bene dallo scrivere di cose serie per non gettarle in balia di coloro che sono incapaci di capire. Già è molto faticoso riuscire a generare la scienza di ciò che ha “buona natura” in chi ha “buona natura”. Ma se uno ha “cattiva natura” nell’apprendimento e nella condotta e, soprattutto, non ha natura affine agli oggetti di quella scienza, né affinità con le cose giuste e belle, non potrà mai conoscere il mondo delle Idee. Infatti c’è bisogno di applicazione totale e di molto tempo perché, dopo molte riflessioni e molte discussioni, “risplenda improvvisamente la conoscenza di ciascuna realtà”. A suo avviso, infatti, la verità intorno alle Idee è alla portata solo di quei pochi che possono affrontarne la ricerca con una riflessione e un dialogo non mediati dalla pagina scritta, perché quella verità non può essere letta e appresa da un testo scritto. La filosofia , dunque, non è per la massa e non è scienza come le altre scienze. È ricerca di ciò che ci fa vivere bene ed è insegnamento di vita. Filosofare, dunque,educare gli uomini a ben vivere e a ben pensare.

Anche se Platone non ha mai scritto un’opera specifica sulle Idee, spunti, affermazioni e considerazioni sulle Idee (frequentemente utilizzando il linguaggio dei miti) sono largamente presenti nei suoi dialoghi.
Molte domande si pongono riguardo ad esse. Che cos’è l’idea? Vi è un mondo delle Idee? E un luogo reale? Che rapporti vi sono — se ve ne sono — tra le Idee? Ma, innanzitutto, come è possibile affermare che le Idee siano enti reali? Che rapporto, che legame c’è tra noi e loro?

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