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La cultura umana come dotazione naturale

L'orientamento che vede un forte legame tra uomo e natura è tipico di chi, come i naturalisti ionici, indica con il termine "natura" l'insieme di tutto ciò che esiste; l'uomo è parte della natura e le sue manifestazioni culturali sono fondamentalmente naturali. Secondo questa prospettiva, l'inserimento dell'uomo nella natura è pacifico e non c'è alcuna eccedenza dell'umano rispetto a ciò che è naturale. Aristotele, riprendendo l'impostazione dei naturalisti, afferma che le manifestazioni culturali, quali linguaggio, attività simbolica, capacità tecnica, arte politica, appartengono all'uomo in virtù della sua stessa natura, che è potenziata rispetto a quella degli altri animali e degli stessi animali «sociali», i più simili all'uomo perché atti a vivere in gruppo o in branco. Gli animali hanno una voce con la quale comunicano sensazioni di piacere e dolore, mentre gli uomini sono stati dotati dalla natura stessa del linguaggio, che permette loro di articolare discorsi più complessi, riguardanti l'utile e l'inutile, il giusto e l'ingiusto. A questa specifica differenza naturale, cioè la dotazione del logos, risale anche la diversità tra socialità del branco e politicità naturale dell'uomo. Gli animali si accoppiano per procreare e si riuniscono per cacciare e difendersi; l'uomo soddisfa anch'egli nella famiglia e nella tribù i bisogni più elementari, ma è per sua natura portato a costruire la polis, l'unico spazio nel quale possano trovare soddisfazione i suoi bisogni culturali e, in primo luogo, il bisogno di comunicare con i propri simili intorno alla giustizia, indotto dal possesso del linguaggio. In questo caso parliamo di una concezione politica naturalistica.

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