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La filosofia della religione è la riflessione filosofica sul fenomeno detto religione.
Con riflessione filosofica si intende un senso di riflessione “razionale” sul fenomeno religioso. Razionale è infatti qualcosa che prende distanza dai nostri impulsi, prospettive soggettive, apre alla dimensione d’universalità, una riflessione di tipo argomentativo che parte da premesse e arriva delle conclusioni. Con il fine di comprendere fino in fondo l’essenza della religione, in tutte le sue componenti.
La religione è un’esperienza che è parte costituente del nostro essere umano, uno dei primi fenomeni culturali che caratterizzano la nostra specie. Primitive credenze magico-religiose che sono poi divenute, in varie forme, comuni a tutte le società. Un fenomeno universale e caratterizzante della storia dell’uomo, che non da segni di essere superato (nonostante le varie teorie di secolarizzazione), ma anzi è in continua trasformazione. Un fenomeno che, nella sua inventività, connoterà sicuramente anche il futuro dell’umanità.

Si deve distinguere la filosofia della religione da altre discipline che si occupano, in maniera diversa, delle stesso fenomeno:
a. Teologia: è sì un esercizio riflessivo, ma in genere su una determinata tradizione religiosa, che è quella di appartenenza, quindi c’è la condivisione dei suoi assunti e presupposti. Non si elaborano dottrine, ma si accettano per fede alcune verità e dottrine.
L’assenza di presupposti nella filosofia della religione è a dire il vero comunque un presupposto metodologico, che andrebbe chiarito: è possibile farlo? Non si parte certo da una religione determinata, ma potrebbero anche esserci delle tendenze verso certe posizioni (e.g. il teismo), che influenzano il proprio pensiero a svolgere un’operazione che potrebbe collimare con alcune teologie. In ogni caso, la filosofia della religione non ha un fine apologetico. Per quanto riguarda la filosofia della religione dal punto di vista ateo, ha il difetto di considerare la religione come un fenomeno illusorio, qualcosa che può essere spiegato per mezzo di qualcosa d’altro. Quindi tale filosofo non si può più qualificare come filosofo della religione, e deve diventare qualcosa d’altro. La filosofia della religione può anche essere intesa in senso critico. Il presupposto di “illusorietà” che accompagna il filosofo della religione ateo è piuttosto una conclusione a cui si può giungere studiando la religione come un fenomeno reale. Ma non è una sentenza aprioristica, che quindi assume un valore pregiudiziale. La religione ha una sua parte di “irrazionale”, parte della sua fenomenicità, ma non si può dire che il fenomeno sia di per sé assurdo. Possono esserlo elementi di alcune determinate sfaccettature del fenomeno religioso, cioè le varie religioni. D’altronde, se ci fosse stata assurdità, l’umanità di sarebbe liberata da tempo di tale fenomeno, cosa che invece non è mai accaduta.
b. Scienze religiose/della religione/delle religioni: sono quelle scienze che studiano la religione, ma non appartengono alla teologia, ma lo fanno dalla prospettiva delle scienze umane.
Da un punto di vista accademico, la filosofia della religione può essere accomunata ad esse, ma ha però una sua particolarità: non sviluppa una determinata prospettiva sulla religione (psicologica, sociale, etc) che la parcellizza, ma mira alla comprensione della totalità e dell’essenza di essa.

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