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Eraclito di Efeso


Eraclito visse a Efeso, di nobili natali e fiere tendenze aristocratiche. La sua filosofia rivela come egli appartenesse a un indirizzo politico avverso al demos e alla sua cultura. Scrisse un’opera in prosa la cui enigmicità spiega l’appellativo di “oscuro” e causa del suo linguaggio oracolare. Nasce nello stesso contesto politico, storico, economico e culturale di Anassimandro. I frammenti della sua opera (raccolti in quella di Aristotele chiamata “Perì Physeos”) sono esposti con un linguaggio chiamato oracolare, complesso e tipico degli oracoli (mezzi attraverso il quale Dio dava delle risposte alle persone). L’oracolo stava nella parte più interna del tempio, dove poteva esserci anche la bocca di un vulcano. Il più importante oracolo era quello di Apollo a Delfi. La pizia, sacerdotessa dell’oracolo (colei che era a contatto con il Dio) ingeriva anche droghe per poter sentire la presenza del Dio dentro di sé. C’era un’intera casta sacerdotale dedicata allo studio e all’interpretazione dell’oracolo, che (tramite la pizia) non si esprimeva mai chiaramente. All’oracolo erano mandati rappresentanti delle varie Poleis a porre domande all’oracolo riguardanti la collettività.
Eraclito utilizza un linguaggio simile a quello dell’oracolo. Questo fa intendere che non tutti potessero arrivare a capire la verità (ha un’idea aristocratica della sapienza); non tutti possono conoscere/capire la verità. Aristotele lo considera un filosofo della Physis. Alla base del pensiero di Eraclito vi è la contrapposizione tra la filosofia (=verità) e la comune mentalità degli uomini (=errore). È come se la maggior parte degli uomini vivessero in un sogno illusorio e fossero incapaci di comprendere le autentiche leggi del mondo. Ai dormienti (coloro i quali si accontentano di risposte già date), Eraclito contrappone gli svegli: i filosofi (coloro che vanno al di là delle apparenze immediate, che sanno cogliere il segreto delle cose, coloro che abbandonano l’ingannevole mondo delle idee comuni, chi sa riflettere in solitudine).

Aetheia ≠ Doxa → Verità ≠ Opinione (è solo un punto di vista della realtà).

Vocabolario:
• Estasi: (da ex = fuori e stasi = stare) stare fuori.
• Entusiasmo: (da en e teos) sentire Dio dentro, perdere le inibizioni razionali.

• Dialetica: concezione secondo la quale tutto è basato sui contrasti (la realtà è in contrasto), due opposti (dialeghestai).

La teoria del divenire

Eraclito concepisce il mondo come un flusso perenne in cui tutto scorre (“pantarei”); la forma dell’essere è il divenire, poiché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione. La concezione della realtà come fluire si concretizza nella tesi secondo cui il principio di tutte le cose è il fuoco, elemento mobile e distruttore per eccellenza: tutto ciò che esiste proviene dal fuoco e ritorna al fuoco.

La dottrina dei contrari

È la teoria dell’unità dei contrari. La legge segreta del mondo risiede nella stretta connessione dei contrari, che in quanto opposti, lottano tra loro ma allo stesso tempo non possono stare l’uno senza l’altro, in quanto vivono solo l’uno in virtù dell’altro.
“L’uno vive la morte dell’altro, come l’altro muore la vita del primo”
Ciò che a prima vista può sembrare disordine e irrazionalità (un opposto non può esistere indipendentemente dall’altro) manifesta un’interiore razionalità.
Eraclito definì la legge dell’interdipendenza e inscindibilità degli opposti con il termine logos (“ragione”). Egli denomina il principio dell’universo come fuoco (principio fisico che costituisce le cose) o come logos (legge universale che le governa). L’armonia del mondo non risiede nella conciliazione dei contrari (ossia nel raggiungimento di una “morte quiete”), bensì nel mantenimento del conflitto. La vita è lotta e opposizione, e la sua armonia risiede in questo fatto, senza il quale non ci sarebbe l’Essere.

L’universo come Dio-tutto

La visione di Eraclito sfocia nell’identificazione panteista dell’universo con Dio inteso come unità di tutti i contrari, mutamento continuo e fuoco generatore dell’universo inteso come insieme di fasi alterne di distruzione-produzione.

La teoria della conoscenza

Eraclito rivolge una critica radicale ai dormienti (coloro che si fermano alle apparenze, restando esclusi dalla comprensione dell’autentica legge del tutto), crede nell’affidabilità dell’esperienza immediata e nella veridicità delle informazioni che ci vengono fornite dai sensi.

La guerra

La guerra era considerata simile al logos perché il conflitto è il principio costitutivo ed esclusivo della realtà, superiore alla realtà stessa, e armonizza la tensione degli opposti. Il conflitto è anche il principio trascendente che sta al di sopra (è razionale), è in grado di spiegare i contrari ed è anche la struttura della realtà, spiegazione dell’eterno finire.

Unità e armonia dei contrari

Si parla delle coppie degli opposti. Ciò che è opposto non è semplicemente tale ma risulta concorde. Da questa discordia apparente nasce l’armonia che bisogna analizzare/trovare con il logos, con la ragione e non con i sensi. Ci sono apparenti esemplificazioni del secondo principio ma Eraclito propone l’armonia che deriva dalle apparenti opposizioni. Da tutta la realtà in eterna opposizione deriva l’uno, unità degli opposti; dall’uno derivano tutte le cose. Noi possiamo indurre da tutti gli opposti: il principio che li spiega è l’uno, e dall’unità possiamo dedurre tutte le opposizioni della realtà (tutte le cose).

Vocabolario:
• Induzione: processo conoscitivo per cui si passa dalla raccolta dei molteplici dati sensibili all’elaborazione di un unico principio che li contiene.
• Astrazione: si astraggono da tutti i particolari che non mutano nel tempo, essenziali per spiegare un concetto unitario che li contiene tutti (solo quelli che non cambiano).

• Deduzione: da un principio unitario si possono dedurre tutti i dettagli.

I dormienti non capiscono il logos che contiene infinite opposizioni (dialettica interna). L’armonia non è qualcosa di statico, bensì è la dialettica del contrasto degli opposti. Secondo Eraclito non esiste una salita senza una discesa, necessita di due elementi opposti.

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