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La funzione del dolore


Si può rilevare la molteplice funzione del dolore in Epicuro, che si esplicita in sei punti essenziali:
i. Dolore e teleologia. Il dolore appartiene in negativo al fine dell’uomo. Nel senso che il telos è il piacere, ma se è tale allora per contrappunto il dolore è ciò che si deve fuggire.
ii. Il rapporto tra dolore e volontà. Il dolore rappresenta un criterio evidente di scelta, e permette un discernimento volitivo. Ovvero il dolore rappresenta un’indicazione netta per la mia volontà. Perché mi dice ciò che devo fuggire, dà senso alla nostra libertà e volontà, le insedia dicendo cosa non si deve fare. Così come il piacere mi indica cosa è da ricercarsi.
iii. Il rapporto tra dolore e saggezza pratica (phronesis). La visione pratica della ragione dovrà calcolare il limite estremo a cui può pervenire il piacere, pena il suo convertirsi in dolore. L’esempio immediato è quello del mangiare, un piacere naturale e necessario, mentre il mangiar bene è un piacere legittimo ma non necessario, e ancora l’ingozzarsi determinerà piuttosto un dispiacere.
iv. Il dolore permette di definire il piacere. Infatti il piacere è eliminazione del dolore.
v. Dolore ed etica. Il dolore ci indica anche che cosa è davvero etico, virtuoso. Il bene morale sono aponia e atarassia. La prima è l’assenza di dolore fisico; la seconda, più complessa e complicata, è l’assenza di dolore morale, turbamento dell’anima. Si è raggiunto il bene morale quanto conseguo entrambe queste dimensioni.
vi. Dolore e dimensione farmaceutica. Il dolore è il male a cui la filosofia deve fornire il farmaco, facendosi diagnostica e terapeutica.
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