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Equilibrio materiali/spirituali


Nella teoria dell’anima e del corpo il discorso si snoda su di una riflessione sull’eccitazione e la sensibilità. Occorre però una premessa sul concetto epicureo di anima, coerente con la sua fisica: anch’essa è un composto atomico, l’anima è corpo in qualche modo non meno del corpo, è fatto della sua stessa tipologia. L’anima è formata da atomi, diventa sensibile dopo che è stata eccitata e l’eccitazione proviene dal copro, mentre il sentire è la funzione propria dell’anima. Ma l’anima non si desta alla sensibilità se non quando il corpo la eccita, e il corpo acquista una maniera di sensibilità comunicata dall’anima al corpo, mentre l’eccitabilità è comunicata dal corpo all’anima. Un eccesso di eccitazioni può turbare l’anima, quindi per evitarlo occorre ridurre l’eccitazione corporea. È indubbio che occorre un continuo rinnovamento delle eccitazioni corporee perché l’anima possa sentire, però, se queste eccitazioni sono grossolane ed eccessive, tutto ciò porterà a turbamento e sofferenza nell’anima. Occorre un’educazione dell’anima e del corpo, del secondo a non eccedere nell’eccitabilità dell’anima, e all’anima di poter sentire in modo corretto. La morale epicurea non è mai dualistica, non consiste nell’allontanare l’anima dal corpo. L’anima del nostro corpo deve essere come un giardino vicino ad una città, al riparo dalla sue eccitazioni urbane. Nel rapporto tra anima e corpo c’è una correlazione che dovrebbe evitare eccesso di eccitazione ma anche eccesso di diminuzione. L’educazione per Epicuro è cura del corpo per pervenire ad un equilibrio dell’anima, ed è cura dell’anima perché possa nella sua sensibilità non eccedere nel richiedere ulteriori eccitazioni. L’uomo è unitario anche se distinto, c’è circolarità tra le due dimensioni.
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