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Le technai e il progresso umano


Diversi interpreti hanno attribuito a Democrito l’abbozzo di una teoria dell’evoluzione e l’anticipazione di una teoria del progresso fondata sul riconoscimento del valore delle téchnai. La Terra, si è visto, è uno degli infiniti aggregati atomici costituenti l’Universo. Su di essa il calore del Sole ha prodotto fermentazioni da cui si sono formati gli embrioni, poi gli animali e infine gli uomini. Questi sono vissuti per lungo tempo come fiere solitarie e senza leggi, “sparsi qua e là, procacciandosi l’erba che era più ideale ci gradevole di sapore e i frutti che gli alberi producevano spontaneamente”. Ma erano continuamente aggrediti e cadevano vittime delle fiere. Così, spinti dal timore e dalla necessità di aiutarsi reciprocamente per sopravvivere, hanno cominciato l’un l’altro a riconoscersi, a comunicare verbalmente, radunandosi prima in branchi poi in vere e proprie comunità.
Ma il salto di qualità è avvenuto con le téchnai. Privi di abitazioni, indumenti
e altri mezzi essenziali, gli uomini continuavano a morire.
“Ammaestrati dall’esperienza” essi hanno allora cominciato a rifugiarsi nelle spelonche e hanno adottato strumenti (come il fuoco) indispensabili alla sopravvivenza. Così, conosciute “le cose utili alla vita, poco dopo si trovarono anche le arti e tutti gli altri mezzi che possono recar giovamento alla vita in società”. Anche Democrito, come Anassagora, riconosce il ruolo fondamentale che nel progresso dell’umanità hanno avuto le téchnai, poiché solo grazie ad esse si sono potute produrre cose utili alla vita. Quindi per gli uomini “maestro di ogni cosa fu l’uso”: e l’uso “ha, come cooperatrici per ogni occorrenza, le mani, la ragione e la versatilità della mente”.
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