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Il dolore


Democrito sviluppa una filosofia doloristica più ampia, soprattutto introduce una connessione tra dolore e male. I dolori sono indizi del male (morale). Propone anche una stringatissima fenomenologia del dolore, distinguendo tra esterni ed interni. I primi sono quelli del corpo, i secondi quelli dell’anima. Detto ciò, riconnette però le due dimensioni, perché a suo dire gli stessi dolori fisici sono dovuti agli eccessi dell’anima, che si lascia dominare dalle passioni.
Sulla linea di Democrito si trova un frammento di Ipparco da Stobeo, che esorta gli uomini all’autoconoscenza, con strada inderogabile il riconoscimento del dolore. Gli uomini, auto-conoscendosi, scopriranno di essere mortali, sovraccarichi di dolore, afflitti da molti mali, di salute cagionevole, così come la caducità dei beni presenti. Ciò vale per tutti, potenti e non. Tale diagnosi della situazione umana genera un consiglio, cioè occuparsi della sapienza e saggezza, non cercando i beni inferiori ma quelli nobili e belli che può donare soltanto la filosofia. Siamo già quasi in una posizione che anticipa i temi del platonismo. Democrito, in ogni caso, per il semplice fatto che è impossibile trovare un uomo che non abbia provato la sua dose di dolore, tutto ciò dovrebbe essere una medicina sufficiente a farcelo accettare. Pur sempre vero però che gli stolti emettono giudizio soltanto quando sono provati dal dolore e dalla sofferenza, quindi per loro non è il ragionamento maestro, ma soltanto l’esperienza.
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