Le filosofie orientali


Sebbene la nascita della filosofia vera e propria sia collocata in Grecia, molti studiosi ribadiscono come prima di questa nascita ci fossero correnti filosofiche-religiose più grandi anche in Estremo Oriente. Queste hanno inevitabilmente influenzato la filosofia di tutto il mondo.

Già nel 500 a.C., perciò, l’Oriente disponeva una propria cultura.


Uno dei maggiori pensieri del tempo, nato in India verso la fine del VI secolo a.C., è il buddhismo. I buddhisti si posero per la prima volta un problema di tipo ‘escatologico’, ovvero il problema della salvezza dell’anima.

L’escatologia si pone il problema della salvezza degli uomini oltre al corpo: la domanda di base è ‘Cosa c’è dopo la morte?’.

Questo pensiero influenza anche la filosofia, si crede che gli uomini, oltre al corpo, abbiano un’anima che guida questo corpo e che fa ragionare. Ma, l’anima muore o continua ad esistere dopo la morte del corpo?

Diversamente dalla filosofia greca, quella indiana si concentra sui problemi esistenziali e religiosi. Essa concepisce la conoscenza in funzione della salvezza, o della liberazione dell’uomo; questa salvezza coincide con il passaggio dal piano del ‘Samsara’, cioè della realtà ingannevole, al piano del Nirvana, ossia il ricongiungimento con la realtà primordiale.

Tipico, in questo senso, è il buddhismo, che partendo da un’analisi della sofferenza del vivere perviene alle 4 Nobili verità:

La realtà del mondo è dolore.

L’origine del dolore è la brama di esistere, godere, potere;

La liberazione dal dolore è possibile con il raggiungimento del Nirvana (stato di pace perfetta)

Esiste una via a tale estinzione ed è guidata dal Buddha.
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