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L'atomismo

Democrito è contemporaneo di Socrate e Platone, non di Empedocle e Anassagora. Ma a questi ultimi può essere accostato per una comune concezione naturalistica della realtà. A lui, comunque, dobbiamo la più organica concezione materialistica e meccanicistica della realtà che la cultura antica abbia prodotto, modello di spiegazione a cui anche in epoche successive ci si è ispirati. La sua teoria è detta

• materialistica perché, secondo Democrito, tutto nella realtà è composto di parti materiali;

• meccanicistica perché il divenire delle cose viene spiegato in base al movimento di corpi, a cause ”efficienti” puramente fisiche, senza ricorrere a cause intelligenti e finali, cioè agli scopi di qualche ”mente” cosmica o divinità.

Anche per Democrito, come per Empedocle e Anassagora, l’universo è composto da una molteplicità di elementi che ne costituiscono la ragione e il fondamento.

Democrito giunge ad essi attraverso un metodo di scomposizione della realtà. Ma egli ritiene impossibile accettare la tesi (sostenuta da Anassagora) della divisibilità all’infinito delle cose. Se così fosse, se, cioè, la realtà che l’esperienza ci mostra fosse infinitamente divisibile, verrebbe come a dissolversi, divenendo qualcosa di inconsistente: non si capisce, quindi, come da tale fondamento inconsistente possa derivare la realtà delle cose. Occorre perciò giungere alla conclusione razionale che i corpi possono esser divisi solo finché non si giunga ai loro componenti ultimi, cioè a elementi materiali non ulteriormente divisibili.
Questi elementi materiali, non suscettibili di ulteriore scomposizione e
divisione, sono da lui chiamati con un termine che ha avuto un grandissimo successo nel lessico scientifico dell’Occidente: atomoi (indivisibili).
Gli atomi sono infiniti di numero e hanno tutti la stessa natura qualitativa: oltre ad essere materiali, sono eterni e immutabili — caratteristiche, queste ultime, che condividono con l’essere parmenideo. Essi differiscono tra loro solo per alcuni aspetti quantitativi, cioè per la forma (rotonda, spigolosa, ecc.), la grandezza (piccola, media, ecc.), l’ordine (a destra, a sinistra, ecc.) e la posizione (orizzontale, verticale, ecc.).
La condizione del movimento degli atomi è lo spazio, il vuoto. Gli atomi si muovono nel vuoto e si muovono perché c’è il vuoto. Dalla combinazione di atomi e vuoto deriva la possibilità che, muovendosi, gli atomi si incontrino e producano — essendo infiniti — infiniti aggregati, infiniti mondi. Anche per l’atomismo il divenire (cioè il nascere e il morire delle cose, il loro aggregarsi e disgregarsi) riguarda i composti e non gli atomi, che, come si è detto, sono immutabili ed eterni.
Atomi e spazio, pieno e vuoto, traducono in termini fisici il dualismo logico e ontologico di essere e non-essere tipico della filosofia di Parmenide, dando luogo all’intreccio di due principi che, invece di escludersi, come nella filosofia eleatica, si integrano e interagiscono.

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