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I principi propri di ogni scienza

Oltre che veri e primi, i principi della scienza devono essere propri. Ogni scienza studia infatti un campo definito di oggetti, che per Aristotele coincide con un particolare genere di enti come per esempio il genere degli enti naturali o fisici, il genere degli enti matematici (numeri, figure geometriche) e così via. I principi di ciascuna disciplina sono a lei propri e sono differenti da quelli da cui no le altre scienze.

La dimostrazione deve mantenersi entro i confini di un comparto scientifico, corrispondente a un ben identificato genere di enti. Aristotele esclude dunque, in una dimostrazione scientifica, la legittimità di ciò che egli chiama «passaggio da un genere di enti all'altro» (metdbasis eis ghénos). Questo lo porta a rifiutare i tentativi compiuti dai pitagorici e da Platone nel Timeo di utilizzare numeri e nozioni matematiche e geometriche per spiegare la realtà fisica. Tale punto di vista è opposto a quello che prevarrà nella fisica moderna, per la quale, invece, è essenziale l'impiego di linguaggi e modelli matematici.

L'autonomia delle diverse scienze

Come abbiamo già accennato nell'Anteprima, per Aristotele, inoltre, il fatto che ogni scienza disponga di principi propri comporta una forte sottolineatura dell'autonomia reciproca dei singoli comparti disciplinari e il rigetto della subordinazione gerarchica delle scienze alla dialettica, tipica del pensiero di Platone. Questi, infatti, nella Repubblica aveva presentato la dialettica quale scienza suprema, cui spetta il compito di discutere e giustificare razionalmente i principi (ipotesi) da cui muovono le dimostrazioni degli altri saperi a essa sottoposti (le scienze dianoetiche).

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