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La filosofia della natura

Per Aristotele una parte importante, ma non l’unica, della filosofia è costituita dalla filosofia della natura: suoi oggetti specifici sono gli elementi primi di cui sono composti i corpi naturali, e soprattutto le cause capaci di spiegare i processi che riguardano questi corpi, e dunque l’intero universo fisico. Sulla base di questa definizione, Aristotele può ricostruire la dinastia dei suoi predecessori che si sono occupati della questione degli elementi e delle cause. Così egli individua una genealogia della filosofia, che inizia con lo ionico Talete, procedendo con altri pensatori ionici come Anassimene e Anassimandro; egli include poi sapienti della Magna Grecia come Pitagora e i suoi discepoli, e conclude con Platone. Qui termina la preistoria della filosofia e inizia – naturalmente con Aristotele stesso – la sua storia vera e propria.

L’influenza di Aristotele

L’influenza di Aristotele è stata così grande che ancora oggi i testi sulla storia della filosofia accettano la sua impostazione e ne ripercorrono le stesse fasi, elencando gli stessi personaggi e gli stessi problemi. Ma certamente le cose non sono così semplici: Talete, per esempio, è senza dubbio un sapiente che si è interessato ai fenomeni naturali e alla loro spiegazione, oltre ad avere notevoli abilità tecniche e pratiche. Ma se qualcuno si fosse complimentato con lui per aver dato vita alla “teoria delle cause”, egli non avrebbe compreso né la parola né di che cosa gli si attribuisse il merito.

Alle origini: uno sguardo generale sul mondo

Più in generale, gli antichi sapienti delle origini avevano certo un interesse complessivo sulla natura, gli uomini, gli dèi; le loro osservazioni, le ipotesi che formulavano, avevano senza dubbio il carattere della generalità; ma questo non è ancora un carattere distintivo della filosofia. Anche i fondatori della cultura greca, come Omero ed Esiodo, avevano concezioni molto generali sul mondo, sulla vita degli uomini, sulle origini e la natura della divinità, ma essi erano poeti, non filosofi. I poeti e i filosofi, non si possono neppure distinguere sulla base della forma (orale o scritta, in poesia o prosa) delle loro opere. Se è vero che i poemi omerici inizialmente vengono composti e recitati solo oralmente, anche uno dei primi filosofi, Pitagora, ha tramandato il suo insegnamento solo per via orale − e lo stesso ha fatto anche Socrate − e se vero che alcuni dei primi filosofi scrivono in prosa (come Anassimandro, Eraclito e più tardi Anassagora), è anche vero che alcuni dei più importanti fra loro, Parmenide ed Empedocle, scrivono invece in versi.
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