Ominide 1445 punti

Le quattro cause

Poiché per Aristotele fare scienza di qualcosa vuol dire conoscere le cause che fanno essere quella cosa in un certo modo, per conoscere i principi del movimento è necessario determinarne le cause. Così, dopo aver già individuato i concetti di potenza ed atto, il filosofo osserva che esistono quattro cause: materiale, formale, efficiente o motrice e finale. Aristotele ha, infatti, un’idea di causa molto ampia che non si limita alla causa efficiente, necessaria e sufficiente per il verificarsi del fenomeno, come la nostra, poiché noi individuiamo la causa ultima sottintendendo le altre condizioni, ma le approfondisce tutte e quattro, partendo, per determinarle, dalla produzione di oggetti, ossia dall’arte, perché vede un’analogia tra l’operare dell’uomo e quello della natura e nel primo queste cause sono più evidenti.
La causa materiale è la materia di cui l’oggetto è fatto:per esempio nel caso di un artigiano che vuol fabbricare un oggetto è il materiale adatto allo scopo di fabbricare quell’oggetto, la causa formale è la forma assunta, ossia il modo in cui la materia è disposta, la causa motrice è chi ha prodotto l’oggetto, ossia ha impresso il movimento e fatto sì che la materia assumesse quella forma, quindi l’artigiano che agisce per fabbricare l’oggetto, ed infine la causa finale, ossia il fine per cui l’oggetto è stato fabbricato e si distingue dalla forma perché riguarda il modo in cui poi usare l’oggetto. Nel particolare la causa motrice è una causa esterna che attua la potenzialità della materia, la causa materiale coincide con la potenza e quella formale con l’atto.
Il ricorso all’arte è per Aristotele funzionale perché aiuta a comprendere le cause che agiscono in natura, in quanto l’arte imita la natura stessa. A differenza degli oggetti artificiali però in natura tre delle quattro cause coincidono, ossia quella formale, motrice e finale. Quella formale coincide con la finale perché ad esempio un seme raggiunge il suo fine quando raggiunge la forma e la causa efficiente è una pianta già in atto come quella che diventerà il seme, perciò coincide con le precedenti. Nella pianta nuova, infatti, ci sarà qualcosa di individuale, ma avrà la forma pianta come specie, cioè pur non essendo identica dal punto di vista numerico è uguale da quello della specie. Per Aristotele la natura nei suoi processi mira sempre ad un fine, quindi è mossa da un finalismo, per cui le cose tendono a riprodursi e a riprodurre eternamente le stesse forme.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email