La filosofia prima fa parte delle scienze teoretiche, è la scienza dell’ente in quanto ente, e poiché l’ente esiste grazie all’essere (caratteristica), questa è anche la scienza dell’essere in quanto essere. L’ente è ciò che può dirsi e darsi i tanti modi. Gli enti sono numerosi e sono raggruppati in dieci gruppi, che sono i modi più generali dell’essere. Le categorie non sono interscambiabili né divisibili in quanto le categorie hanno una logica. Il gruppo fondamentale è la sostanza che significa stare sotto, è ciò che è alla base, infatti questa è elemento di riferimento per le altre categorie, in quanto sono le uniche a poter essere prese isolatamente. Senza sostanza non si potrebbe parlare in quando è ciò su cui si basano i discorsi. Secondo Aristotele esistono due tipi di sostanza: la sostanza prima, che è sempre un ente singolo (cavallo, tavolo…), e la sostanza seconda, che è la definizione di un oggetto e ne esprime l’essenza o la natura. La sostanza prima è sempre soggetto nelle proposizioni, la sostanza seconda può essere sia soggetto che oggetto. La sostanza è l’ente sostanziale, il quale è un sinolo, cioè l’unione di due elementi fondamentali: materia e forma. Materia e forma sono entrambi indispensabili affinché si formi il sinolo, ma nella definizione dell’ente la forma è più importante della materia. Tutto ciò che esiste secondo Aristotele ha una causa per essere, e la conoscenza delle cause la scienza. Per avere scienza dell’ente bisogna conoscere le sue 4 cause: causa materiale, è la materia di cui qualcosa si compone, causa efficiente, causa che interviene nel cambiamento della materia in ente, causa formale, che determina la forma dell’ente, e causa finale, che è il fine per cui quell’ente esiste. Oltre alle quattro cause Aristotele individua anche l’accidente, cioè la possibilità di un ente di assumere una posizione, ma questo non è determinante nella definizione di un ente. Aristotele divide gli enti naturali e quelli artificiali, negli enti artificiali la causa finale, quella formale e quella efficiente sono esterne, e la causa finale coincide con quella finale ed entrambe sono determinate dalla causa efficiente. La causa finale denota una visione finalistica del mondo da parte di Aristotele. Secondo Aristotele si può avere scienza di tutto ciò che vi è in natura, la scienza aristotelica è causale cioè governata da rapporti causa-effetto. Anche il divenire, condannato da Platone, è studiabile attraverso la coppia concettuale: potenza-atto. La potenza è la possibilità insita di qualcosa di diventare atto. L’atto è la realizzazione della potenza. Qualcosa è quando ha realizzato tutta la capacità dell’ente in potenza, l’ente capace di sviluppare a pieno le proprie possibilità è detto enteletia. Con questa coppia concettuale viene giustificato il divenire, il quale è determinato dall’interno negli enti naturali e dalla causa efficiente negli enti artificiali. In relazione alla coppia materia-forma la potenza è la materia e la forma è l’atto. Nel contesto della società viene l’atto precede la potenza dal punto di vista gnoseologico, cronologico e ontologico. Gnoseologico: possiamo conoscere una cosa in potenza in quanto la conosciamo già come atto. Cronologico: si conosce un ente in potenza perche già l’abbiamo conosciuto in atto. Ontologico: l’esistenza di un ente in atto scaturisce l’ente in potenza. Il ragionamento con cui Aristotele spiega il divino è a posteriori cioè parte dall’effetto (mondo fisico) per arrivare alla causa (metafisico): il divenire con la coppia potenza-atto si presenta infinito, ma la reiterazione all’infinito non è possibile perché si andrebbe a perdere di significato e quindi si arriverà ad un ente che non ha potenza ma è atto puro e di conseguenza non avrà materia e sarà forma pura, sarà quindi immateriale e spirituale, è eterno e incorruttibile perché non ha materia ed è infinito. È perfetto. La divinità è priva di volontà perché questa è degli enti che hanno potenza. La divinità aristotelica, diversamente dal Demiurgo, è estranea a ciò che riguarda il mondo mortale in quanto questo è imperfetto, egli si dedica al pensiero, e pensa la perfezione cioè sé stesso, quindi egli essendo spirituale e quindi pensiero è pensiero di pensiero. Aristotele spiega la divinità anche parte dal rapporto causa-effetto e arrivando ad una causa incausata e partendo dal rapporto motore-mosso e arrivando al primo motore immobile.

Fisica

La fisica fa parte delle tre scienze teoretiche, questa studia gli enti dotati di movimento. La fisica aristotelica è qualitativa cioè cerca l’essenza dei fenomeni rispondendo alla domanda “che cos’è?”. I movimenti sono: secondo sostanza- che tocca le sostanze e può essere di generazione o corruzione, di qualità- alterazioni, secondo quantità- comporta un accrescimento o una diminuzione, moto locale o movimento in senso stretto- cioè lo spostamento che può essere circolare o rettilineo. Il moto circolare appartiene ai corpi celesti, poiché più si avvicina alla condizione di stasi. I cieli sono anche immateriali e privi di potenza infatti il moto circolare è perfetto e Aristotele spiega attraverso questo il movimento visibile attraverso l’esperienza. Il moto rettilineo è invece appartenente agli enti terrestri e dà la sensazione di ricerca e quindi potenza poiché è imperfetto. Può essere naturale, cioè gli enti cercano di arrivare ai luoghi per essi naturali (enti compatti cercano la terra che è compatta, gli enti eterei cercano il cielo che è etereo), e il moto violento che è causato da una forza esterna che porta l’ente a distaccarsi dal moto naturale. Nella fisica affronta anche l’infinito infatti egli afferma che l’infinito esiste solo in potenza e non in atto, in quanto un atto è definito e l’infinito non può essere definito. Aristotele definisce il tempo come un susseguirsi di momenti (unità di tempo) di cui si conta la successione, il misurante è l’anima cioè il principio di vita e movimento di cui sono dotati gli enti fisici. Per Aristotele l’anima vivifica il corpo, questa è enteletia di un corpo che è potenza, in quanto ne sviluppa le piene potenzialità. Esistono quattro tipi di anima: vegetativa o nutritiva, esprime la capacità di nutrizione e riproduzione appartiene ai vegetali agli animali e all’uomo, sensitiva, esprime la capacità sensibile e appartiene agli animali e agli uomini, e razionale, esprime la capacità intellettuale e appartiene all’uomo. Il processo conoscitivo secondo Aristotele avviene grazie la facoltà sensoriale e quella razionale, le quali fungono da coppia potenza-atto. La conoscenza sensibile produce sensazioni, l’oggetto percepito dai sensi è in potenza finché non viene a contatto con l’organo sensibile che lo trasforma in atto (viceversa anche l’organo è in potenza finché non incontra l’oggetto. I sensibili propri sono oggetti che possono essere percepiti da un solo senso, i sensibili comuni possono essere percepiti da più sensi. Il sesto senso è un senso non definito che ha il compito di associare i sensibili e la conoscenza di sensazioni. Quando veniamo a contatto con un oggetto abbiamo sensazione dell’oggetto finché questo si trova a portata dei nostri sensi, le sensazioni sono vive, immediate e ricche di particolari. Quando non siamo più a contatto con un oggetto abbiamo immagine di quell’oggetto, che è sbiadita e essenziale, che viene conservata nella memoria attivata dall’immaginazione. L’intelletto (nous) astrae dalle immagini il concetto (o idea) che è universale e immanente. L’intelletto agisce attivamente o passivamente. L’intelletto passivo conosce tutto in potenza, mentre quello attivo conosce in atto ciò con cui è stato a contatto. L’intelletto attivo è come la luce sull’intelletto passivo cioè ne permette il funzionamento, è esterno ma non separato.

Scienze pratiche

Sono le scienze della possibilità e si occupano dei rapporti tra gli uomini (etica) e dei rapporti tra l’uomo e le istituzioni (politica). Nell’etica Aristotele afferma che tutte le azioni dell’uomo hanno una finalità, ma per raggiungere questo fine ci serviamo di mezzi e un fine può risultare mezzo di un fine superiore. Quindi esisterà un fine superiore agli altri, che Aristotele chiama bene sommo. Conseguendo il bene sommo si arriva alla felicità, che è l’espressione piena di sé stessi. L’uomo è un essere libero in quanto può scegliere sia il mezzo che il fine, scegliere lo strumento migliore per conseguire un fine porta alla bontà dell’azione, la cui negatività o positività dipende dal rapporto fra mezzo e fine. La capacità di scegliere il mezzo giusto è la virtù che può essere di due tipi: etica che viene dalla nostra parte volitiva e si evidenzia quando scegliamo il giusto mezzo equidistante dai due eccessi, una virtù etica è la giustizia la quale è conforme alle leggi, è distributiva (si distribuisce in base al merito) e compensativa (compensa un vantaggio o uno svantaggio), e dianoetiche, che appartengono alla sfera razionale, le più importanti sono la saggezza (capacità di scegliere i migliori mezzi e i migliori fini) e la sapienza (capacità di esercitare le scienze teoretiche). Secondo Aristotele l’aggregarsi in una società è un istinto naturale dell’uomo, e anche un bisogno, se questo non accade o è una bestia o un Dio. Da queste associazioni nascono le forme di governo che sono: monarchia, aristocrazia e polizia (simile alla democrazia). Queste tre forme sono tutte giuste, la migliore secondo Aristotele è la polizia, ma queste posso degenerare rispettivamente in tirannia, oligarchia e demagogia o anarchia, che sono sbagliate perché prevarrebbero gli interessi di una classe sociale in questi tipi di governo.

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